![]() |
| Giovanna Ranaldo | |
|
![]() La prima volta che ho visto Davide eravamo a Roma nello Stadio dei Marmi ed era novembre, giornata soleggiata. Eravamo proprio dentro, sul campo, perchè lui doveva competere al campionato internazionale di paracadutismo sportivo e io dovevo preparare un servizio giornalistico per una rivista. Prima di allora non li avevo mai visti, ma sapevo che l'Italia si distingueva a livello internazionale per via dei suoi campioni. Un generale una volta mi fece arrivare la loro maglietta per farmi una cosa gradita. Era di tre taglie più grandi, ma di quel gesto ne fui davvero felice. Davide era a margine del campo affaccendato tra tuta da lancio e il paracadute, insieme con gli altri suoi compagni tra cui Francesco Casucci, un altro cavallo di razza. Ovviamente intorno c'erano altre nazionali che si stavano preparando e ricordo che mi colpì la squadra polacca: tutta al femminile. Queste bionde valchirie dominavano la scena in mezzo a tanti uomini ed erano pure bravissime atlete. I nostri invece se ne stavano in un angolo, ed erano riconoscibili dal tricolore sulle tute e dalla scritta Italia che portavano sulle giacche. Nel nostro Paese per quanto concerne il paracadutismo abbiamo due squadre: la nazionale assoluta e quella militare. Queste sono formate da atleti provenienti da due gruppi diversi: la sezione di paracadutismo sportivo del centro sportivo dell'Esercito e la sezione di paracadutismo sportivo del centro sportivo dei Carabinieri (inquadrato nel 1°reggimento carabinieri paracadutisti Tuscania). Quando fui introdotta nello stadio dall'opportuno varco destinato alla stampa, mi presentarono ai comandanti delle due sezioni. Loro mi parlarono degli atleti, delle discipline praticate e delle varie esperienze che arricchivano il loro lavoro. Alla fine mi incuriosii tanto che volli conoscere gli atleti. Tra di loro, i personaggi che attirarono subito la mia attenzione furono Davide Girelli e Francesco Casucci. Tra i due il più disponibile a darmi delucidazioni fu Davide, ma più tardi capii il perchè; qualche tempo dopo fui autorizzata a seguirli in allenamento e lì appresi che Francesco, nel momento in cui veniva chiamato un decollo, si estraniava completamente dal contesto per ricercare la giusta concentrazione. Quella di Roma fu un'esperienza che mi entusiasmò tantissimo, ma mai avrei pensato di trovare in questi ragazzi degli amici affettuosi e sinceri. Con Davide ci sentimmo nei giorni seguenti per completare il reportage che era venuto fuori da quell'incontro. In sostanza dovetti scrivere cinque articoli per parlare della nazionale italiana campione del mondo, della manifestazione, di Davide Girelli campione europeo e migliore atleta assoluto alla competizione internazionale a Roma, delle due sezioni italiane di paracadutismo sportivo. Alla fine di tutto quel lavoro i comandanti mi invitarono a seguirli in allenamento. Qui si è consolidata un'amicizia bellissima. Qualche volta gli atleti delle due sezioni si recano a San Vincenzo, vicino Livorno, per i consueti lanci d'allenamento (normalmente hanno altri siti). Più che un campo di battaglia, quello di San Vincenzo, sembra un vero e proprio accampamento di zingari: paracadute da tutte le parti, zaini e gente a terra che sembra sia china a lavare i panni mentre canticchia, invece è intenta nel ripiegamento delle velature. La cosa curiosa è che se fa caldo puoi vederli con le tute integrali sfilate dalle braccia e legate in vita. E queste sono quelle per la disciplina della precisione in atterraggio. Girovagando qua e là, infatti, può anche capitare di vedere uscire da uno degli autobus parcheggiati come camerini prova qualcuno che somiglia a un marziano, con una che sembra di plastica (se mi sentono Davide e Francesco mi cicchettano: quelle sono tute per lo stile in caduta libera e costano un occhio). Le mie "belle massaie" (mi piace vederli ripiegare le calotte come fossero lenzuola) sono sempre molto disponibili, ma guai a disturbarli nella fase di preparazione, quando hanno chiamato il decollo e sono pronti ad avviarsi al velivolo. Questa è una cosa che ho compreso da subito, anche perchè non è come starsene a lanci militari; qui i ragazzi devono fare risultato e bisogna capire che si ha a che fare con dei campioni che competono ad altissimi livelli e che curano ogni cosa in modo certosino. Sono precisi, determinati, si scuriscono in viso e qualcuno mette quasi paura. Davide e Francesco in quella circostanza furono tanto premurosi con me. Ricordo un episodio in particolare. Eravamo a San Vincenzo quasi dall'alba e verso l'ora di pranzo mi chiamarono in disparte. Volevano capire se potevo aver bisogno di una toilette, visto che avevano calcolato (cosa imbarazzantissima) che non dedicavo la mia attenzione ai bisogni fisiologici dalle prime ore della mattinata. La mia autonomia li aveva stupiti a tal punto da arrivare a considerarsi due incontinenti. Se ne stavano lì come due zie a fare i calcoli sulle ore che ognuno di loro trascorreva lontano dal bagno e su quanto bevevano nel corso della giornata. Roba da matti. Sembravano i miei fratelli maggiori: "Giò hai freddo, metti la giacca che la temperatura è scesa di qualche grado (i parà sono precisi con i termometri). Tu mangi poco, ma hai bevuto? Stellina (così mi chiama Davide) sarai stanchissima, hai viaggiato tutta la notte, perchè non ti riposi nell'autobus?". Da questo si capisce che personaggi singolari possano essere. Ma la loro delicatezza in quei giorni andò ben oltre queste simpatiche accortezze. Mi regalarono la maglia della squadra con le mie iniziali ricamate sopra, per ringraziarmi di quanto avevo realizzato su di loro al campionato internazionale a Roma. Lo si può immaginare un regalo più bello per una persona che crede fermamente in certi principi e che si sente onorata ad avere la possibilità di lavorare con i nostri portabandiera a livello mondiale? Ben presto mi capitò di ritornare su Livorno ed ebbi occasione di conoscere anche Stefania, la moglie di Davide. Lei è brillante e simpatica proprio come il marito e non si può pensare a una donna migliore. "La Stefy", come la chiamo io, è una pazza scatenata. Non pratica il paracadutismo ma è appassionata di moto, ma non quelle cosette piccole e gestibili, no, lei non si accontenta di cose da femminucce. Credo che sia singolare vederla sfrecciare per Livorno magra e agile com'è su un bolide scuro, senza perdere nulla della femminilità che la contraddistingue. L'ultima volta che fui con loro mi presentarono un paio di amici motociclisti che mi raccontarono delle brutture della loro cittadina. Eravamo sul lungomare dove il rischio è maggiore (secondo i due baldi giovani) di ritrovarsi ammantati di escrementi di una razza di gabbiani davvero terribile: i gabbianosauri. Mi spiegarono che sarebbero capaci di inghiottire una smart senza battere ciglio, con relativo conducente alla guida. Ecco chi sono gli amici di Davide. Facendosi strada tra battute e pura simpatia si scoprono persone colte e ricche d'animo, anche con pesanti sofferenze interiori dovute alle vicissitudini della vita. Lo stesso Davide ha perso un fratello. Inutile dire che lo adorava. Ciò che colpisce, tuttavia, è il fatto che ovunque andiamo c'è sempre qualcuno che lo saluta con tanto entusiasmo e non perchè lui sia un campione. Questo è il bello di Davide e gli altri, che nessuno in giro sa chi sono e loro non ne parlano. Adesso ha voluto cimentarsi nell'ennesima missione estera, perchè afferma che prima di essere un competitore è un militare ed è giusto che dia il suo contributo come gli altri colleghi del Tuscania. E' una persona speciale, come quei poeti o musicisti che riescono a regalare emozioni con la loro arte. Davide invece regala sussulti nel vederlo saltare. In aereo, stretta accanto al pilota a tremila metri di quota con meno dieci gradi rimasi incantata nel vederlo affidarsi al cielo. L'eleganza che lo contraddistingue è connaturata in lui come la passione per questa disciplina. Una delle sue caratteristiche sta proprio nella forza d'animo e nell'entusiasmo che non gli manca mai; lui è in grado di far sentire gli altri delle persone speciali ed è davvero bello potersi accompagnare a una simile banda. Per parlare di Davide da uomo e da campione dovrei far ricorso a migliaia di aggettivi, ma per ovvie ragioni non si può. Di certo è una delle persone più generose che abbia mai conosciuto, per non parlare del fatto che è umile come pochi. E' un ragazzo tanto allegro e spigliato, educato e colto, e non trascura mai di far star bene tutti quelli che ha intorno (sembro la maestra delle scuole elementari che scrive la pagella). Da atleta invece si trasforma. Senza perdere quella sua naturale disponibilità, mette in evidenza la grinta e la determinazione del fuoriclasse. L'impeto che muove le sue scelte viene sottoposto a controllo sino a quando con un balzo esce dall'aereo e allargando le braccia si lascia andare al cielo, ma le sensazioni sono contrastanti per chi lo guarda; piuttosto Davide lo domina con fierezza e attenzione, rendendolo un prezioso alleato per arrivare al suo scopo: fare un lancio perfetto. Una volta mi mandò una fotografia scattata con il telefonino sulla porta dell'aereo per farmi vedere con i suoi occhi lo splendore di quel viaggio. Fu uno dei regali più belli che mi abbia mai fatto. |