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| Giovanna Ranaldo | |
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Qualche giorno fa in Toscana, ho avuto il piacere di rivedere il mio amico Tiziano. Lui non è un tipo particolarmente vivace anzi, è piuttosto riservato e determinato nel suo lavoro, ma quando si entusiasma per qualcosa lascia intravere quella parte dolce e profonda che lo arricchisce e che mi ha spinta a manterene viva la nostra amicizia. Riesce sempre a mettermi di buonumore, gli basta una parolina pronunciata con l’intonazione giusta. Ieri ad esempio mi ha chiamata “rospa”, mi sarei dovuta inquietare, ma nel contesto del suo atteggiamento è parso perfino un nomignolo affettuoso. Per questo accolgo sempre con gioia le sue attenzioni, camuffate molto bene da quell’uomo tutto d’un pezzo che dice di essere. In realtà, per cogliere quel suo entusiasmo di fanciullo mi basta guardarlo negli occhi mentre parla, cosa frequente visto che ha due occhi celesti davvero belli. Lui non si accorge di quanto sia evidente questa sua profondità, ma è bene trattarla come un dono prezioso perché, se gliela faccio notare, posso persino vederlo arrossire mentre riprende subito il suo contegno. E’ divertente vederlo imbarazzato. Ultimamente mi ha parlato tanto di un posto che ci teneva a mostrarmi e volentieri ho accolto il suo invito. “C’è una località in Toscana – mi ha raccontato - dove i suoi 47 abitanti si sono ritagliati il loro piccolo angolo nel mondo per stare tranquilli”. Per non violare la riservatezza che circonda quest’oasi di pace non rivelerò il nome del posto, ma il suo fascino è davvero incomparabile. Tiziano mi ha spiegato che ci va soprattutto con la bella stagione, per rilassarsi dopo una giornata di lavoro. Si siede comodamente sulla panchina più esposta al sole e guarda tutta la piazza attorno alla quale si snodano le quattro case dei 47 abitanti più due gatti (con Tiziano li abbiamo contati). Quella sera mi è parso molto contento della mia compagnia ma una volta arrivati nel parcheggio per l’auto, per un attimo l’ho visto impensierirsi mentre mi spiegava che era necessario fare due passi. Ben presto ho capito il perché. L’ho seguito ignara della lunga tratta alberata che il buon Tiziano aveva in mente di farmi fare incurante della temperatura sotto lo zero (era l’unico modo per ammirare il panorama illuminato tutt’intorno). Ho cercato il suo volto al buio e credo che anche lui stesse soffrendo di quella situazione, ho sorriso: “la solita frana” ho pensato, ma in realtà avevo capito cosa voleva regalarmi. Guardando il panorama si intravedevano le cittadine, infine alzando lo sguardo al cielo le stelle premiavano tanta fatica. Ecco cosa Tiziano ci teneva a mostrarmi e conoscendomi sapeva che mi avrebbe resa felice. Aveva ragione, in un attimo ho dimenticato il freddo, la fatica, il fiato che veniva meno per lo sforzo e anche il povero Tiziano che indirizzito cercava di seguirmi con pazienza. “Che meraviglia – gli ho detto fermandomi – è una delle cose più belle che ho visto in questi giorni”. Credo che lui abbia sorriso, al buio riuscivo a distinguere poco le sue espressioni. Gli ultimi metri pirma della piazzetta li ho percorsi continuando a tenere il naso per aria perché non riuscivo a staccare gli occhi da quello spettacolo. Sembrava che tutto il bello del mondo fosse lassù. Dalla piazzetta il giro turistico è diventato facile: due strade tutt’intorno le abitazioni in stile medievale arricchite di piccole aiuole piene di ciclamini e quel profumo di zuppe e legna arsa che riempivano l’aria. Prima di entrare in una delle osterie abbiamo contato i due gatti che hanno fatto salire il numero degli abitanti del posto a 49. La vetrina di un negozio dietro una struttura in muratura ha catturato la nostra attenzione. “E questo cos’è? – ha chiesto Tiziano toccando con una mano una specie di costruzione arrotondata, alta quanto una cabina telefonica – non l’ho mai vista, non ricordo che ci sia mai stata”. “E certo – gli ho detto – se tutto il tempo rimani a fare il divo sulla panchina non vedi nulla. Se non lo sai tu cos’è vuol dire che siamo nei guai, che razza di cicerone sei? Ci siamo persi?!”. Mi sono spostata più avanti e ho concluso: “ E’ una fontana”. Lui ha guardato ma con aria perplessa. Gli uomini sono sempre piuttosto incerti sull’esito delle nostre deduzioni allora mi sono distaccata per lasciarlo alle sue analisi. Sembrava un esperto della scientifica intento a valutare ogni dettaglio, ma una fontana è una fontana. Lo guardavo cercando di capire cosa mai si sarebbe inventato per contraddirmi ma cercavo di non darlo a vedere perché era simpatico così all’opera. Ancora una volta la peste che è in lui stava avendo il sopravvento sull’uomo costumato e non ci pensavo affatto a perdermi un tale spettacolo. Mi sono avvicinata alla vetrina senza perderlo di vista. Su alcuni ripiani erano allineate delle scarpe dalle forme strane. Ho pensato che mai avrei indossato cose del genere, ma l’attenzione del mio biondo cicerone era rivolta a ben altro. “Guarda qua che colpo di genio – mi ha fatto ridendo e dimenticandosi della fontana – il tizio deve aver chiuso il locale facendo uso di antifurti non convenzionali”. Il proprietario del negozio aveva pensato a tutto: lucchettone massiccio antiscasso…, talmente antiscasso che ci aveva lasciato le chiavi attaccate vicino. “Evidentemente quelle scarpe non piacciono a nessuno – ho subito concluso – perciò sono talmente disperati che le stanno tentando tutte pur di toglierle da qui”. La risata che è seguita ci ha distratti dalle scarpe, la fontana e i gatti; era ora di mangiare un boccone. “Pizza e birra – ho risposto a Tiziano dopo esserci seduti nell’angolo della sala interna di una delle osterie”. L’odore di pizza appena sfornata mi aveva fatto venire voglia di disertare il menu toscano. Certe volte l’umore si denota anche da quello che mangi, non avevo voglia di cose complicate, erano due giorni che mi dividevo tra pranzi ufficiali; sempre la solita solfa. Ero fuori servizio e volevo una semplice pizza senza troppi pensieri. In attesa della nostra cena Tiziano ha iniziato a commentare i personaggi presenti in sala. E’ un ottimo osservatore e da un minimo dettaglio riesce a tirare fuori delle improbabili storielle, credo che sia anche un bravo scrittore, ma per convincerlo a mandarmi un breve racconto ha deciso di farsi pregare. Dice che ha bisogno di tempo per scegliere il soggetto. Gli ho risposto che non deve scrivere una commedia in tre atti, bastano poche righe. Ha riso ma credo che prima o poi comporrà qualcosa, già solo per non dare alla “rospa” la soddisfazione di prenderlo in giro per essere stato inconcludente. In osteria la serata è sfilata piacevolmente in un ambiente arricchito di scaffali in legno massiccio ricolmi di prodotti del posto. Abbiamo mangiato parlando del lavoro di entrambi. Più che altro è stato uno sfogo per allentare la tensione degli ultimi avvenimenti professionali. Finalmente si appendevano al chiodo titoli e gradi per gustare una pizza nel centro di quattro case, 47 abitanti e due gatti. Parlare con Tiziano è sempre piacevole, perché è un uomo intelligente e ti permette di affrontare con un pizzico d’ironia tanti problemi che sembravano pesanti, ma ciò che lo rende un buon interlocutore è quel suo saper ascoltare. Ci siamo confortati sdrammatizzando con opportune battute e tutto ben presto è apparso più leggero. “In fondo – ha detto Tiziano guardandomi – tutti quanti siamo in cerca di serenità”. E’ proprio vero, al termine dei giochi ognuno, davanti un camino, un pc o in mezzo ad una piazza, vorrebbe solo godere di un pochino di pace, dimenticando i problemi. La pizza non era quel che si dice un capolavoro ma a me è sembrata davvero gradevole, o forse era il semplice fatto di esserci alleggeriti reciprocamente dei nostri malumori. Alla fine tra una risata e l’altra, il mio buon amico ha concluso con una frasetta delle sue che di certo ricorderò sempre. “Giovà – mi ha detto con l’aria di chi ha capito tutto – la vita è come un dolce: puoi studiare a memoria la ricetta quanto vuoi, ma le prime volte ti verrà sempre a cazzo! L’ho guardato divertita e sono scoppiata a ridere. Una perla di saggezza da un uomo tutt’altro che compito. Dopo questa innovativa filosofia di vita tornare all’auto sarebbe stato più semplice. |