Giovanna Ranaldo

Nonna

15 agosto 2007

Sai quale pasta io considero superlativa? Quella che preparava mia nonna con le sue mani. A casa da lei alla domenica era una festa. Entrando sembrava di essere nella cucina di un ristorante, preparava sempre tante cose.

La trovavo circondata di ripiani in legno per stendere la pasta, mentre armeggiava con la farina e puliva le mani al grembiule. Quanto era bella, tutta sistemata (metteva sempre un abito nuovo per la venuta dei figli) con tanto di orecchini e collana.

Quel suo grembiule (dei tempi in cui non era ancora sofferente) mi è rimasto in mente e rappresenta per me un'ancora mentale che mi riporta sempre a lei, la figura materna tanto cara al mio cuore, quella che mi coccolava e si occupava di me e delle mie tristezze seppure in mezzo a tanta gente.

Aveva la mania di misurare con le mani la mia vita e ogni volta mi diceva che ero dimagrita o sciupata. Bella mia, l'abbracciavo piccoletta com'era e lei sorrideva felice. Bastava poco che dare gioia a mia nonna e credo che la parte migliore di me sia stata presa proprio da lei.

Non so più quanti anni sono che è andata via, nessuno si aspettava una cosa simile, non in quel momento. Era molto attenta alle regole della buona creanza e aveva una mentalità aperta, desiderosa di viaggi e nuove conoscenze, che abbia preso anche questo da lei?

Non lo so, resta il fatto che occupa in me uno spazio illimitato. Con mia sorella ancora oggi conserviamo nel congelatore un sacchetto con le sue orecchiette fatte in casa.

Forse quando arriverà davvero il momento di buttarlo mi renderò conto che non c'è più. Per il momento è quasi tutto come al solito, tranne che le misurazioni. Ma non importa. Ciò che conta è che sia sempre con me, come ieri anche oggi.