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| Giovanna Ranaldo | |
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Mi hai chiesto un ‘quadretto’, come lo chiami tu, da inserire nei racconti-non-racconti, ma questa volta non mi viene in mente nulla. Dalle prime sensazioni che ho in questi giorni successivi all'incidente, più che altro mi sembra di dover rimettere in ordine l'anima. E' come se nei vari ribaltamenti che ho subito insieme all'auto si sia staccato qualcosa e ora, più che far riposare il fisico, io debba riappropriarmi dello spirito, da riagganciare nei punti giusti all'interno del mio corpo. Non sapevo ci fossero degli ingranaggi ben precisi dove inserire il tutto, accidenti che scoperta... ma il manuale d'istruzioni? Eh sì, Il problema è che tutto risulta ingarbugliato, come quando tiri fuori qualcosa dalla lavatrice e prima di stenderla al sole devi comprenderne il verso senza sciupare nulla. Direi che io mi sento così, come se fossi appena uscita da una serie di giri in centrifuga. Magari migliorata, ma piuttosto provata e confusa dai cambiamenti che ha comportato questo episodio della mia vita. Come ti spiegavo, dopo un simile incidente d'auto, quando sei a un passo dalla morte e ti svenano di flebo, radiografie e tac, praticandoti di tutto senza che tu possa alzare un dito, inizi a fermarti e pensare. Le scadenze, le corse per non perdere l'autobus, il taxi, il treno, i semafori rossi mentre sei di corsa e cerchi di non far tardi agli appuntamenti, i libri, gli aggiornamenti di lavoro, i convenevoli e la formalità, nulla ha più senso. Rimane la piacevolezza di una tazza di the caldo preso in compagnia di un caro amico o della mamma, che mi scruta preoccupata in cerca del primo segnale di cedimento che non arriverà mai. Segue cazziatone del 20 gennaio Non era per gli altri, era per te! Quando te l'ho inviato non l'ho neanche ricontrollato con lucidità. Leggevo e ripensavo all'incidente, infatti c'è anche un tratto inconcludente che ho saltato a parole, perché troppo lente per rendere un pensiero ricco e repentino, si nota subito e così l'ho corretto ed evidenziato in rosso. In ogni caso è stato un bel pensiero e anche il titolo mi ha fatto sorridere, dolcemente. Somiglio sempre più a te, anche nei paragoni, come i panni da stendere dopo la centrifuga! Nel vederlo pubblicato ho avuto un brivido. Poi ho pensato che chi mi ama legge spesso la nostra pagina e così magari capirà qualcosina senza chiedermi altro. E' un incidente come ce ne sono tanti, che però ha avuto dei risvolti e non è detto che siano proprio negativi. Un po' di trambusto, questo sì, tra medici e farmacisti, ma alla fine, terminato il mio percorso, sono sicura che molte cose mi saranno più chiare e riuscirò ad affrontare la vita e goderne con maggiore serenità. Non è solo una lotta la nostra esistenza, ha tanto di bello e profondo, l'importante è scegliere di trovare questi ingredienti e farli nostri. Il lato positivo di tutto questo è terribilmente tangibile. C'è il tuo affetto che quotidianamente mi accompagna, anche silenziosamente e quello di tante altre persone che con pazienza mi danno spazio nelle loro giornate senza chiedere nulla in cambio se non un mio sorriso. Questo periodo finirà presto. Lo vivo come una prova che dura da quasi due mesi e sono anche orgogliosa perché sto facendo del mio meglio per superare tutto nel modo migliore, ma soprattutto con gratitudine per quanto ancora mi è stato concesso e per l'amore che voi tutti state riversando su questa frana di coniglietto! |