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| Patrizia Belleri | |
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Quando morì mio suocero pensai di rendere omaggio alla sua memoria e di fare un gesto affettuoso nei confronti di mio marito: il picchetto d'onore. Telefonai non so più a che numero, chiedendo che il picchetto fosse composto dai bersaglieri: le sue piume non dovevano mancare al suo funerale. Mi risposero che non era possibile, ma che le stellette sono ciò che accomuna ogni militare. Lui ebbe il suo picchetto e io - non lo nascondo - fui un po' delusa. Dopo la messa andammo a Montecelio, dove i miei suoceri hanno la tomba di famiglia. Terminata la suggestione della cerimonia in chiesa, è quello il momento più doloroso del funerale, quando la bara viene murata. Eravamo tutti lì, ad assistere al lavoro dei muratori, e all'improvviso si materializzò la fanfara, come sbucata da un sogno. Arrivarono correndo e suonando, e poi si disposero davanti alla tomba, come ad impedirci di assistere all'operazione di muratura. E suonarono pezzi allegri, gioiosi, che non stonavano affatto con la tristezza del momento, al contrario erano consolatori. Quando tutto fu finito e la tomba ormai chiusa, suonarono, con solennità, il Silenzio. E poi se ne andarono, correndo. Seppi più tardi che si trattava dell'Associazione locale dei Bersaglieri in congedo, avvertita chissà da chi. Ma mi piace continuare a pensare che si siano materializzati dal nulla e poi vi siano tornati. Correndo. |