Silvia Albani

Siamo poeti?

Siamo poeti?

Forse, ora, che vedo lui camminare con la sua donna e io non passeggio con nessuno perché nessuno vuole, ora. Mi domando se questo mio essere semplice e tormentato mi porterà qualcosa di buono oltre a dei versi rattrappiti. Mi domando ancora se io desidero passeggiare con chiunque e so che non è così.

Preferisco essere sola e parlare di questo o raccontare storie inventate, che non, in una falsa alleanza, trovare sfogo ai miei dubbi e paure. Inutile dirlo non mi manca quel tipo di amore. Mi manca abbracciarti o, in una bella giornata di sole, lasciar liberi i nostri corpi di stare vicini, godere di te e di me, insieme, nell’attimo perfetto, che coglie ambedue quando la vita dispensa doni inauditi, proibiti, imprevedibili.

E’ questa nostra libertà che vorrei assaporare. Non vorrei che fosse chiusa in questa stanza, nella nostra mente, nascosta nelle profondità dei miei urli ancestrali. Vorrei poterti incontrare quando il desiderio raggiunge l’apice e quando la noia rassicurante invade i nostri spiriti e ci ottunde gli spazi, quando non vediamo, non sentiamo, non tocchiamo se non la nuda realtà che ci è vicina e siamo convinti che è l’unica possibilità di esistere.

Mi sento così vuota e sola che comincio a credere alle tue parole: sei il mio fantasma che spaventa i miei giorni e le mie notti, col rumore delle catene che mi legano a te.

Potevo andare e consumare il tempo in amene risate con Giovanni, ma non è questo che voglio. Oggi preferisco raggiungerti nell’aria, a testa in giù, capovolta, e tubare, tortorella ritorta, tra tralicci e antenne per l’alta tensione. Cercarti sapendo che nella nostra immensità la corrente sale, brucia le meningi e ci rende fossili preziosi.

Siamo poeti?