La bandiera di Oliosi

Capitolo 0 - Introduzione


Chi oggi percorre la strada che da Castelnuovo del Garda porta a Valeggio forse si sente un po' infastidito dalla larghezza della carreggiata che non consente le velocità autostradali alle quali siamo ormai tutti abituati. Affrontandola invece con lo spirito diverso di chi sa stare in campagna, si ha il tempo di soffermarsi a rimirare il paesaggio e perfino di accorgersi dell'incrocio con la via che conduce a Oliosi. La fila di villette di costruzione relativamente recente accompagna il visitatore a un altro incrocio a T. Lì c'è la Casa. Lì un giorno di giugno dell'anno 1866 è passata la Storia.

Ma non quella storia che si legge sui libri, fatta di monarchi e di capi di governo, di trattati e di guerre delle quali quasi non ci si sofferma nemmeno a contare i morti. La Storia che si avverte ancora oggi disegnata sui muri della casa è quella degli uomini di tutti i giorni che hanno vestito l'uniforme, disposti a sacrificare perfino la vita in nome di un'idea, di un miraggio, quel miraggio che nel 1866 si chiamava Italia. A ricordare l'evento, una lapide posta ai primi del '900 che rende onore all'atto di eroismo di trentotto soldati italiani.

La Casa della Bandiera la chiamano a Oliosi. E la via è la via della Bandiera. E l'associazione che svolge le funzioni di Pro Loco è anch'essa intitolata alla Bandiera. Parlando con gli abitanti, si avverte chiaramente (non potrebbe essere altrimenti, considerati gli anni che sono trascorsi) che il ricordo diretto dell'avvenimento si è ormai spento. Troppi anni, troppe generazioni si sono avvicendate a percorrere le strade e lavorare i campi. Perfino la novantasettenne signora Maria, che mi accoglie nella sua casa con aristocratica ospitalità, ha perso il ricordo di quanto avrebbero potuto raccontarle i nonni. Ma qualche cosa è ancora rimasta, qualche cosa che non appartiene più a nessuno e nello stesso tempo appartiene a tutti: la memoria collettiva.

Ogni anno la memoria collettiva fa si che l'avvenimento del 24 giugno venga rievocato. Alcune volte con più enfasi, altre quasi che sia un ricordo che appartiene solo alla gente del luogo. Sempre, comunque, con quella stessa intensità che fa in modo che che quei trentotto soldati siano considerati come figli di tutta la cittadinanza. Ragazzi di vent'anni o poco più che con il loro atto di eroismo furono capaci di salvare il simbolo dell'ideale che li aveva trascinati a calpestare le zolle di terra del campo di battaglia di Custoza. Ma cosa avvenne quel giorno?

Il 24 giugno 1866 l'Esercito italiano, guidato da Alfonso Lamarmora, dette inizio alle operazioni di quella che oggi si ricorda come battaglia di Custoza (Terza Guerra d'Indipendenza). Sostenuto a sud dall'Armata agli ordini del generale Cialdini, Lamarmora diresse l'esercito verso il cuore della principale struttura difensiva austriaca: il Quadrilatero, costituito dalle roccaforti di Mantova, Peschiera, Verona e Legnago. Nell'ambito del 1° corpo d'armata, agli ordini del generale Pianell e inquadrata nella 1^ divisione, vi era la brigata Forlì che era costituita su due reggimenti di fanteria: il 43° e il 44°.

La brigata, come da ordine di movimento del comandante della 1^ divisione, mosse da Valeggio per dirigersi verso Castelnuovo. Non sembrava che si dovesse intraprendere un'azione di battaglia, tanto è vero che la brigata aveva al seguito anche l'organizzazione logistica costituita dal carreggio. Una improvvisa azione di uno squadrone di Ulani (cavalleria leggera) irruppe sulla formazione di marcia della brigata scompaginandone le fila. L'azione dello squadrone fu spregiudicata ma tanto efficace che, pur lasciando sul campo oltre ottantasei dei centodue cavalleggeri che lo costituivano, provocò grave scompiglio alla formazione in marcia.

Nella azione che seguì, un nucleo di ufficiali, sottufficiali e soldati del 44° fanteria, tra i quali l'alfiere con la bandiera, occupò una cascina del centro abitato di Oliosi. Sottoposti all'attacco successivo di più battaglioni austriaci, i valorosi resistettero per oltre due ore fino a quando, a causa del fuoco appiccato alla cascina, dovettero arrendersi. Per non fare cadere la bandiera nelle mani dell'avversario, però, decisero di lacerarla in più pezzi con l'intenzione di conservarli nascosti sotto l'uniforme per la durata della prigionia, fino a quando, nell'ipotesi della liberazione, sarebbero riusciti a ricostituirla. Il puntale della bandiera fu nascosto sotto la cenere e l'asta, sembra, bruciata.

La Terza Guerra d'Indipendenza non durò molto, il Veneto fu ceduto dall'Austria all'Italia tramite l'interposizione della Francia e i trentotto eroi liberati. La bandiera, ricucita, fu consegnata al reggimento nel corso di una solenne cerimonia che si svolse il 25 ottobre 1866 in Piazza San Marco a Venezia, alla presenza del generale Genova di Revel, commissario regio di governo per la cessione del Veneto. Nello stesso anno il reggimento lasciò Venezia per raggiungere la nuova sede in Abruzzo.

Oggi, per chi vive distrattamente adorando telefonini e collegamenti online che riducono il mondo intero in una stanza, è possibile che questo episodio suoni solo come retorica risorgimentale e gli ideali di Bandiera e di Patria abbiano perso il loro valore o si risveglino solo in occasione delle partite di calcio della nazionale. Ma anche questa è retorica, retorica qualunquista di chi pensa di potere ridurre tutto all'espressione: quanto costa? Chi invece avvicina gli abitanti di Oliosi e sente dalle loro parole trasparire ancora antichi sentimenti si accorge quanto valga e sia vera la frase che il Presidente Carlo Azeglio Ciampi rivolse agli italiani nel suo messaggio di fine anno: "La mia Patria è nella mia Livorno, nella mia Italia, nella mia Europa".

Ecco, è per questo che chi si avvicina a quella casa e sente parlare i muri che portano ancora i segni delle fucilate e sente nel mormorare del vento e nello stormire delle foglie ancora gli echi delle voci degli eroi non può fare a meno di accorgersi che la Patria è anche lì, nella Casa della Bandiera della frazione di Oliosi del Comune di Castelnuovo del Garda.