La bandiera di Oliosi

Capitolo 2 - Un volo nella storia da Vienna a Roma


Quando si affronta lo studio di un evento è bene che lo si inquadri nel contesto storico nel quale si pone. Il contesto nel quale si colloca il nostro episodio della bandiera è quello risorgimentale, un periodo importante per la storia della civiltà occidentale e del mondo intero, nel quale viene affermato e riconosciuto il principio della autodeterminazione dei popoli. Non sono più, quindi, le dinastie dei regnanti a possedere le nazioni, ma i cittadini stessi a determinarle. Non si guardi però alle righe che seguono come se appartenessero a un libro di storia. Si considerino piuttosto come una serie di istantanee scattate con la macchina fotografica da un aereo che velocemente percorre l'itinerario dei tempi che vanno dal congresso di Vienna (1815) alla presa di Roma (1870).

Il 1815 segna la definitiva sconfitta di Napoleone Bonaparte ad opera delle truppe anglo - olandesi guidate dal duca di Wellington e quelle prussiane alla cui testa era il maresciallo Blucher. La battaglia finale ha luogo a Waterloo, in Belgio, tra il 16 e il 18 giugno di quell'anno. Napoleone prende la via dell'esilio verso l'isola di Sant'Elena dove trascorre gli ultimi sei anni della sua vita. Muore infatti il 5 maggio del 1821, alle sei di sera. Il 15 agosto avrebbe compiuto 50 anni.

La restaurazione sui troni d'Europa degli antichi sovrani è decisa al Congresso di Vienna dalle potenze vincitrici: Austria, Russia, Prussia e Inghilterra. Ma la ventata di libertà che aveva percorso i cieli d'Europa e che aveva infiammato i cuori dei patrioti non può essere spenta solo con un atto d'autorità. E' proprio il contrasto fra questi ultimi sentimenti liberali e la violenta restaurazione che si manifesta con dure repressioni ed esibizione di parrucche e codini settecenteschi da parte dell'aristocrazia che favorisce la rinascita di società segrete, tra cui quella dei carbonari, che non tarda a farsi sentire.

Nel 1816 a Milano, che conta 190.000 abitanti, entra in vigore di nuovo il codice austriaco e gli atti civili ritornano a essere di competenza della parrocchie. A Rimini le truppe pontificie devono sedare una rivolta. A Roma, con appena 160.000 abitanti, viene rimessa in vigore la vecchia legislazione papalina. A Napoli, la città più popolosa d'Italia forte di 420.000 abitanti, viene restaurata la sovranità dei Borbone. Per opera di Ferdinando IV i regni di Napoli e di Sicilia vengono unificati nel Regno delle Due Sicilie e il sovrano assume il nome di Ferdinando I. Stranamente, proprio le dinastie guidate da sovrani con legami dinastici asburgici (Ferdinando III in Toscana, Maria Luisa a Parma e Francesco IV a Modena) offrono il volto più liberale. Nel regno sabaudo il ritorno al passato invece è più evidente. Ma le prime cospirazioni e le prime rivolte fanno presagire l'esplosione dei moti del 1821.

Un vasto movimento liberale, infiammato dai carbonari, si diffonde in Italia. A Napoli, l'esercito, ancora fedele a Murat, invece di sedare i tumulti si schiera con le folle. In Sicilia una disordinata rivoluzione proclama l'indipendenza dell'isola. Altri focolai nascono nello Stato pontificio, mentre in Piemonte la carboneria s'infiltra nelle file dell'esercito. I primi moti scoppiano a Nola il 1° luglio dove un reggimento di cavalleria, guidato dagli ufficiali Michele Morelli e Giuseppe Salvati si ammutina e si unisce ai carbonari salernitani chiedendo che sia applicata la stessa costituzione adottata in Spagna nel 1812.

Le truppe inviate a sedare la rivolta fanno causa comune con gli ammutinati. Anche il generale Guglielmo Pepe si unisce ai rivoltosi e, alla testa di 7.000 di questi, il 9 luglio 1820 fa il suo ingresso trionfale a Napoli sfoggiando una coccarda tricolore (rossa, celeste e nera). A Palermo, nello stesso mese di luglio, anche la nobiltà e la borghesia si uniscono alla rivoluzione alla cui testa si pone il cardinale Pietro Gravina. A Milano il 5 ottobre vengono arrestati Silvio Pellico e Pietro Maroncelli. La ventata di libertà napoletana però termina nel marzo del 1821 con l'ingresso dell'esercito austriaco a Napoli e la successiva restaurazione.

Il 10 marzo il Piemonte segue l'esempio di Napoli e viene proclamata la costituzione spagnola dal comandante del reggimento Dragoni di Alessandria, Isidoro Palma, che occupa la cittadella. Il Re Vittorio Emanuele I, però, nonostante la manifestazione di rivoltosi punti verso Torino, non fa intervenire le guardie per evitare spargimenti di sangue. Carlo Alberto viene acclamato Re d'Italia dalla folla e Vittorio Emanuele abdica a favore del fratello Carlo Felice, erede legittimo al trono, il quale, trovandosi a Modena, nomina reggente lo stesso Carlo Alberto. Questi agisce come un vero Re e giura fedeltà alla costituzione spagnola invocata dai rivoltosi, nominando anche un nuovo governo. Ma l'avventura costituzionale termina con l'assunzione del potere da parte di Carlo Felice che, con l'appoggio e l'intervento dell'Austria, sconfessa il nipote Carlo Alberto. La repressione che segue spegne i sogni di libertà nel sangue.

Nel 1823, dopo 23 anni di pontificato, muore Papa Pio VII che nel 1804 aveva incoronato Napoleone Imperatore. Gli succede Leone XII ancora più reazionario. La repressione continua feroce in tutta Italia tranne che in Toscana dove il Granduca Leopoldo si limita a emettere un editto che ordina l'espulsione dei liberali rifugiati in Toscana dal resto dell'Italia. L'anno seguente, il 10 gennaio, muore Vittorio Emanuele I. In Francia muore Luigi XVIII, gli succede Carlo X. A fine anno, Leone XII proclama per l'anno successivo l'Anno Santo. Ancora una morte illustre: il 4 gennaio del 1825, infatti, muore Ferdinando I di Borbone Re delle Due Sicilie. Con lui, anche l'ultimo dei sovrani restaurati scompare. Gli succede Francesco I. Nello stesso anno, Francesco I d'Austria compie una visita di tre mesi in Italia, quasi che sia una provincia austriaca, per affermare il suo controllo sulla penisola.

Nel 1827 Alessandro Manzoni pubblica la terza edizione de I Promessi Sposi; nel 1821 era stata pubblicata col titolo di Fermo e Lucia e nel 1824 con il titolo Gli sposi promessi. La versione definitiva è del 1842. Il romanzo costituisce riferimento storico per la lingua nazionale, ancora quasi sconosciuta ai primi dell'800, e simbolo dell'educazione formale linguistica dell'Italia unita. Da quest'anno fino al 1842 Manzoni è a Firenze a lavorare alla revisione linguistica dell'opera. Due anni dopo, un avvenimento di grande portata infiamma gli animi dei liberali: la Grecia, appoggiata dalla liberale Inghilterra e dalla reazionaria Russia, conquista l'indipendenza a scapito dell'Impero Ottomano. E', questa, la prima concreta affermazione del principio di autodeterminazione dei popoli. Il 10 febbraio dello stesso anno muore Papa Leone XII e gli succede Pio VIII. Ma la politica della Chiesa non cambia e non cambierà nemmeno quando nel 1831 salirà al soglio pontificio Gregorio XVI.

L'anno di fermenti liberali in tutta Europa è il 1830. Il 25 luglio Carlo X re di Francia emette le Quattro ordinanze con le quali restringe il diritto al voto, annulla la libertà di stampa, scioglie il Parlamento e indice nuove elezioni con una nuova e autoritaria legge elettorale. Il 27 luglio è l'insurrezione di studenti e popolo. Carlo X è destituito il 9 agosto dai deputati liberali e prende il suo posto Filippo duca di Orleans, il quale, rimettendo in vigore la pur vecchia costituzione del 1814, mette fine a quel sistema politico definito a Vienna nel 1815. La Francia infatti - rompendo i patti - proclama il non intervento a fianco delle grandi potenze e dichiara, inoltre, che si opporrà a qualunque tentativo da parte delle stesse potenze qualora una di esse fuori dai propri confini intervenga militarmente per reprimere moti indipendentisti di altri paesi.

Appena diffuso il proclama, ne approfitta subito il Belgio. Il 25 agosto scoppia l'insurrezione popolare francofona dei Paesi Bassi. Dopo violenti combattimenti con le truppe olandesi degli Orange-Nassau, il 4 ottobre il Belgio proclama l'indipendenza delle terre fiamminghe. Londra subito dopo ne riconosce l'indipendenza e dichiara lo scioglimento del Regno dei Paesi Bassi. In Germania, a settembre, moti popolari liberali scoppiano nel Braunschweig, in Sassonia e nell'Assia. La Prussia, per prevenire le agitazioni, introduce subito alcune riforme. A Novembre l'esempio parigino e dei belgi viene seguito dai polacchi con una insurrezione popolare che riesce a costituire un governo rivoluzionario provvisorio.

Queste spinte dei movimenti liberali indipendentisti fanno esplodere i fermenti anche in Italia. Si riaprono nuove prospettive rivoluzionarie e si riannodano le trame delle sette, negli ultimi anni disorganizzate e frammentate. In una di queste, nella carboneria romana, in una trama cospirativa che vuole liberarsi della Chiesa, viene coinvolto il principe Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro Napoleone III. I cospiratori vengono scoperti tramite un delatore; sono così arrestati, e il principe espulso dallo Stato Pontificio.

A Modena, Ciro Menotti riesce a organizzare un movimento sovversivo appoggiando il duca Francesco IV il quale fa capire di avere intenzione di costituire un Regno d'Italia indipendente dall'Austria e dal Papa. Il duca però tradisce le aspettative di Ciro Menotti e lo fa arrestare e impiccare. L'8 novembre muore Francesco I di Borbone e sul trono delle Due Sicilie gli succede il figlio Ferdinando II. E' questo l'anno in cui nascono i colori della bandiera italiana, quando a seguito della rivolta francese anche in Italia cominciano a girare le prime coccarde tricolore, con il blu francese sostituito dal verde. In agosto viene arrestato Giuseppe Mazzini che, rinchiuso nella fortezza di Savona, viene espulso l'anno successivo e ripara in Francia.

Il 27 aprile del 1831 muore Carlo Felice di Savoia e gli succede Carlo Alberto. A Modena scoppiano tumulti, segue Bologna e altre città dell'Emilia e della Romagna, oltre che nel papato. L'anno seguente vede scoppiare altre rivolte liberali. La Giovane Italia, il periodico che Giuseppe Mazzini pubblica per appoggiare l'omonima associazione segreta, è il protagonista di questo periodo. E' un potente mezzo di informazione che clandestinamente giunge in quasi tutte le città d'Italia recando il messaggio della trasformazione della società. La Giovane Italia è una associazione diversa dalla carboneria, che Mazzini riteneva potente ma troppo chiusa, di casta aristocratica moderna ma lontana dal popolo, rivoluzionaria ma troppo nascosta. Mazzini rende noto il suo programma, che è quello della nuova società: Dio, Umanità, Patria, Dovere e Amore. Ma la modernità di Mazzini si rivela nella prospettiva europea che già è nel suo disegno: Unità d'Italia come mezzo per l'unità d'Europa.

Grande successo nel mese di luglio per la pubblicazione di Le mie prigioni di Silvio Pellico. Sono le memorie della sua esperienza nella fortezza dello Spielberg in Moravia, per la condanna a morte del 1922, poi commutata in quindici anni di carcere duro. A seguito di una successiva grazia, Pellico era stato liberato nel 1830 trovando impiego come bibliotecario dei Marchesi di Barolo. Qui fra i libri inizia la sua felice carriera letteraria, scrivendo e rievocando nel libro autobiografico la sua drammatica esperienza carceraria. L'opera non è creata come propaganda antiaustriaca; la censura, del resto, ne aveva autorizzato la pubblicazione in luglio. Ma le dure repressioni austriache trasformano il libro in un nefasto atto d'accusa contro l'Austria. Si trasforma, in pratica, in una bandiera contro l'oppressione straniera, che si affianca a quella vera, creata a Marsiglia da Mazzini, il Tricolore, e ai suoi scritti sul periodico La Giovine Italia.

Il 30 giugno del 1830 Mazzini conosce e accoglie nella Giovane Italia Giuseppe Garibaldi. A luglio, inseguito da una condanna a morte in contumacia, si rifugia in Svizzera. Nei suoi bauli vengono scoperti gli schedari degli affiliati e questo dà luogo a una dura repressione. Il 15 aprile crea la Giovane Europa e inizia la creazione di movimenti di liberazione nazionali europei. L'epidemia di colera del 1835, che continua fino al 1837, ammorbidisce la repressione. Il 2 marzo muore l'Imperatore d'Austria Francesco I e gli succede Ferdinando I che nel 1848 è costretto ad accettare la costituzione ed abdicare a favore del nipote Francesco Giuseppe.

L'anno successivo, a causa del colera, muoiono in Italia 32.000 persone. Tra gli eventi da ricordare, la creazione da parte di Alessandro Lamarmora del corpo dei Bersaglieri e l'incendio del teatro La Fenice di Venezia. Nel 1838 Ferdinando I d'Austria si fa incoronare nel Duomo di Milano con la corona di ferro longobarda e concede un'amnistia. Altri sovrani lo imitano. Carlo Alberto e Ferdinando I di Borbone danno l'avvio a riforme civili.

Nel 1839, inizia le pubblicazioni Il Politecnico, vera rivoluzione nel campo letterario che dà il via a una rinascita della cultura. E' dello stesso anno il primo grande congresso di scienziati a Pisa organizzato dal Granduca di Toscana Leopoldo II. Accorrono oltre 421 scienziati di fama mondiale. Qualcuno addirittura parla di terremoto culturale e nuova rivoluzione copernicana. Si decide di ripeterlo ogni anno portandolo in diverse città italiane. Nel Regno di Napoli, il 3 ottobre viene inaugurata la prima ferrovia italiana: Napoli - Portici. E' un segno dei tempi che cambiano anche nel sud.

Nel 1840, Napoli dopo la prima ferrovia costruita in Italia, é la prima città ad adottare, tramite lampioni a gas, una illuminazione pubblica nelle più importanti strade cittadine. Una nuova ondata di repressioni scuote lo Stato Pontificio. Tocca alla città di Viterbo pagare il pesante contributo con ventisette cittadini arrestati, processati e condannati a pene durissime, dai quindici ai venti anni di galera, solo per essere sospettati di essere affiliati alla Giovine Italia. Nel Regno delle Due Sicilie, Ferdinando II, fa abolire la mendicità. Crea dei luoghi in cui vengono ricoverati i poveri, cercando di fornire loro i mezzi di sostentamento o un lavoro.

Dopo avere promulgato il codice civile e penale, Carlo Alberto pone in vigore anche quello penale militare. Fra le punizioni, ci sono anche quelle corporali, fino a mille ottocento colpi di frusta. Il 17 agosto è inaugurato a Milano il primo tratto della ferrovia Milano - Venezia. I tredici chilometri fino a Monza vengono percorsi alla velocità di trentotto chilometri all'ora. La linea entra in funzione con sei corse giornaliere. La gita al Parco Reale di Monza diventa come quella a Castellammare per Napoli e fa subito moda. Si registra una grande affluenza di pubblico fin dai primi giorni con circa tremila passeggeri al giorno. Un successo che diventa non solo commerciale per il trasporto delle merci, ma interessante per il trasporto dei passeggeri.

Nel 1843, nasce il progetto di Vincenzo Gioberti, detto Neoguelfismo, o meglio Liberalismo cattolico, che è più moderato rispetto a quello di Mazzini e indica in una confederazione di Stati guidati dal Papa l'unica possibilità per unificare l'Italia, cosa che sarebbe osteggiata dall'Austria se cercata in altri modi. Gioberti esprime le sue idee nell'opera Del primato morale e civile degli italiani. Nello stesso anno, inizia a Biella la rivoluzione industriale italiana ad opera di Quintino Sella che dà un impulso moderno alla fabbrica tessile del padre Pietro. Forte dell'esperienza acquisita viaggiando in Europa, Quintino fa diventare Biella la Manchester italiana. Le sue capacità lo porteranno in Parlamento e, come statista, riuscirà a sanare il bilancio dello Stato italiano in pochi anni. Altro segno di sviluppo è l'istituzione della istruzione elementare a Napoli da parte dei Borboni. Alla Scala di Milano grande successo de I Lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verdi. L'opera diventa simbolo della unità italiana.

Un'altra idea sulla unificazione d'Italia è del 1844. Viene infatti pubblicato a Parigi il saggio di Cesare Balbo Le speranze d'Italia nel quale sostiene che l'unità d'Italia può essere raggiunta allontanandone gli interessi dell'Austria e offrendo la bandiera dell'unificazione a Carlo Alberto. Suggerisce quindi una via moderata. Indica anche lui la confederazione di Stati sovrani come forma istituzionale. Per questo ha l'appoggio di Massimo D'Azeglio. In quell'anno, fallisce nel sangue l'avventura rivoluzionaria dei fratelli Emilio e Attilio Bandiera, ufficiali della Marina austriaca. Carlo Alberto, sull'esempio di Leopoldo di Toscana che l'aveva fatto già anni prima, abolisce le corporazioni di arti e mestieri, il che dà la possibilità a ognuno di praticare ogni attività produttiva e commerciale. Dà inoltre l'avvio alla costruzione della ferrovia Torino- Genova.

A pochi giorni dalla sua elezione, Pio IX, succeduto a Gregorio XVI morto il 1° giugno del 1846, fa sciogliere la famigerata Commissione speciale in Romagna, che inquisiva, celebrava i processi e condannava senza appello. Dopo un mese delibera l'amnistia per i prigionieri e gli esiliati politici; a Roma, Bologna, Ferrara e in altre città la popolazione manifesta una incontenibile gioia. Processioni, fiaccolate nella notte, piazze e chiese gremite in ogni contrada salutano quella che viene ritenuta finalmente la fine di una bieca quanto autoritaria repressione. A settembre il Papa invia perfino una delegazione pontificia al Congresso degli scienziati. A novembre istituisce una commissione per costruire ferrovie nello Stato Pontificio, vero segno di modernità osteggiato dalla Chiesa fino a quel momento come perturbatore della quiete dello Stato.

A dicembre Pio IX forma varie Commissioni, per le riforme economiche, giuridiche e assistenziali e per la riforma dei codici civili e penale, infine prende alcuni provvedimenti per organizzare l'insegnamento scolastico, il mondo del lavoro, ristabilire la libertà di stampa. Ma l'avvenimento più rivoluzionario é una Consulta di Stato con la partecipazione di laici. Non ultima è l'idea di uno Statuto. In breve viene chiamato da tutti il Papa liberale. Una rivoluzione! Insomma Pio IX concede ai suoi cittadini non solo quanto non era mai stato prima nemmeno preso in considerazione dallo Stato Pontificio, ma nemmeno quanto avevano concesso ai loro sudditi Leopoldo di Toscana e Carlo Alberto. Il Papa Pio IX propone perfino una lega doganale fra gli Stati italiani che viene firmata per sua iniziativa con il Granducato di Toscana e il Regno di Sardegna. A questo punto, il baricentro delle aspirazioni di unità si sposta verso Roma.

Il 1848 è l'anno in cui esplode la rivolta. Il 1° gennaio inizia a Milano lo sciopero del fumo per fare diminuire le entrate agli austriaci che ne detengono il monopolio. La protesta si manifesta indossando coccarde tricolori e il 6 gennaio si estende a Livorno. Altre ribellioni a Padova. Il 10 in Sicilia iniziano le prime manifestazioni e il 12 si innalzano barricate con la richiesta della costituzione del 1812. Anche Napoli si ribella chiedendo la costituzione francese del 1830 e Ferdinando la concede. L'8 febbraio Carlo Alberto annuncia per il mese di marzo la Costituzione (Statuto albertino). Annuncia, inoltre, anche la concessione dei diritti politici e civili, libertà di culto e una legge elettorale. Il 28 febbraio a Parigi viene detronizzato Filippo d'Orleans e proclamata la Repubblica.

Gli avvenimenti incalzano. Il 13 marzo a Vienna scoppia la rivoluzione e l'Imperatore Ferdinando I licenzia Metternich diventatone il capro espiatorio. Il 14 marzo Pio IX concede la Costituzione, il 17 e 18 marzo anche Venezia e Milano insorgono. Il 19 marzo iniziano le Cinque Giornate di Milano. A seguito di questo avvenimento, Carlo Alberto mobilita l'esercito ma non agisce. Radetzky, rendendosi conto della situazione critica, dà ordine alle truppe di ripiegare nel quadrilatero (Mantova, Peschiera, Verona, Legnago). Il 23 marzo Carlo Alberto entra in Milano ma compie l'errore di non inseguire gli austriaci in ritirata. Il 18 marzo insorge Udine, il 20 Modena e Parma che mettono in fuga Francesco V e Carlo II. Il 15 aprile Garibaldi da Montevideo salpa per l'Italia. Si comincia a pensare che l'onnipotente Austria possa essere sconfitta. E' la guerra.

L'8 aprile un reparto di bersaglieri guidati da Alfonso Lamarmora sconfigge a Goito gli austriaci. Il 30 aprile a Pastrengo reparti piemontesi costringono gli austriaci ad arretrare. Il 29 maggio, reparti toscani, accorsi in aiuto della rivolta, a Curtatone e Montanara bloccano gli austriaci. Il 30 maggio a Goito reparti piemontesi hanno la meglio sugli austriaci ma viene ferito il figlio di Carlo Alberto: Vittorio Emanuele. Il 31 maggio un reparto piemontese conquista la fortezza di Peschiera. Si esulta, ma Carlo Alberto compie due gravi errori: il primo, non fare intervenire il grosso dell'esercito; il secondo, non ricongiungere i reparti accorsi da Veneto, Toscana, Modena, Bologna, Parma, Napoli. A giugno l'iniziativa piemontese si esaurisce.

Il 21 giugno sbarca a Nizza Giuseppe Garibaldi che il 29 è a Genova per organizzare delle squadre di legionari e poi mettersi a disposizione del Comitato di difesa pubblica di Milano. Questo, il 27 giugno affidandogli pieni poteri lo invia a comandare i corpi militari di Bergamo. A luglio inizia la controffensiva austriaca. Ad agosto Milano è assediata. A ottobre, Ferdinando I Imperatore d'Austria, costretto dagli eventi interni, concede la Costituzione e abdica in favore dell'appena diciottenne Francesco Giuseppe. Ma Carlo Alberto non ne sa approfittare. Nella Francia repubblicana cresce la popolarità di Luigi Napoleone, nipote del Bonaparte, che il 10 dicembre, riunendo attorno alla sua persona il sostegno della borghesia e del popolo, viene eletto Presidente della Repubblica con il 70% dei suffragi. Nello stesso anno, Marx e Engels pubblicano il "Manifesto del Partito Comunista"

E' in fiamme anche il 1849. A Roma il 29 marzo Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini proclamano la Repubblica Romana e dichiarano decaduto il Papa. Il 12 marzo Carlo Alberto dichiara guerra all'Austria. Il 23 marzo, nella battaglia di Novara, per le truppe piemontesi guidate da Carlo Alberto, è la disfatta. Il generale Ramorino, reo di avere abbandonato la posizione, diventa il capro espiatorio della sconfitta e quindi condannato e fucilato. Nella notte successiva Carlo Alberto pone lo scettro nelle mani del figlio Vittorio Emanuele e fugge per l'esilio a Oporto, in Portogallo, dove muore il 28 luglio.

Vittorio Emanuele tratta la resa personalmente con l'anziano Radetzky ed esce dal colloquio in modo più che dignitoso. Rientrato a Torino rimuove i ministri e nomina un nuovo governo. Sottoposto a feroci critiche dal parlamento, lo scioglie e chiama a sé Massimo D'Azeglio dandogli l'incarico di formare il nuovo gabinetto. Il 6 agosto viene firmata la pace tra Piemonte e Austria. Comincia ad apparire la figura di Cavour.

Il 23 marzo Brescia insorge ed è protagonista delle eroiche 10 giornate che le valgono il titolo di Leonessa d'Italia. Il 3 giugno, mentre gli austriaci riprendono il controllo delle città papaline, i francesi assediano Roma. Il 24 maggio inizia per Venezia il periodo più drammatico. Dopo averla assediata da terra e dal mare, le batterie di cannoni austriaci iniziano a bombardarla dalla terra ferma. Distruggono prima la fortezza di Marghera che sbarra la strada sulla laguna, poi da questa vicina postazione impiegano per la prima volta i palloni aerostatici per bombardarla dall'alto.

Nel tentativo di portare soccorso agli assediati, si muove da Roma Garibaldi con duemila volontari. Ma l'intera Romagna pullula di austriaci. A San Marino, il 31 luglio resta con duecento uomini. Inseguito dagli austriaci, raggiunge a stento le valli di Comacchio. Caldo soffocante, aria insalubre delle paludi, e tante zanzare, minano il fisico di Anita Garibaldi; il 4 agosto in un casolare delle paludi di Ravenna, alle Mandriole, muore di febbre malarica.

Nel febbraio del 1850 la legge Siccardi, che abolisce il tribunale ecclesiastico e l'immunità del clero, oltre ad altri privilegi, è approvata dalla camera piemontese con 150 voti a favore e solo 26 contrari e dal senato con 51 voti contro 29. L'approvazione della legge ha come conseguenza un grave deterioramento nelle relazioni tra il Piemonte e lo Stato della Chiesa. Il 12 ottobre Cavour, per quanto antipatico sia a D'Azeglio che al Re, entra nel governo e gli viene affidato il ministero dell'agricoltura e del commercio.

Nel 1855 Cavour assume il ministero degli esteri e inizia la sua opera di tessitore di trame nazionali e internazionali con la Guerra di Crimea. Ottiene l'approvazione in parlamento dell'invio di un corpo di spedizione di quindicimila uomini nella guerra con i turchi a fianco a Francia e Inghilterra. Comandante: il generale Alessandro Lamarmora. Il corpo di spedizione è decimato dal colera, lo stesso Lamarmora muore.

Il 16 agosto gli italiani sono impegnati nella battaglia di Sebastopoli, sul fiume Cernaia, e riportano la vittoria contro i russi. La vittoria di Crimea fa entrare il Piemonte nel consesso internazionale delle potenze vincitrici. Pur non ottenendo alcun vantaggio immediato, Cavour ottiene comunque di essere al tavolo delle trattative insieme con Francia e Inghilterra, ambedue anti austriache: una ottima occasione per la causa italiana.

La rottura dei rapporti diplomatici tra Austria e Piemonte nel 1857 e l'attività di preparazione dell'esercito piemontese per una possibile guerra con l'Austria favoriscono l'incontro a Plombières tra Cavour e Napoleone III. Questi stipulano un accordo segreto che prevede l'intervento della Francia nel caso in cui l'Austria attacchi il Piemonte o uno degli Stati che questo protegge. In cambio avrà Nizza e Savoia. In ottobre inizia la provocazione dell'Austria da parte di Cavour che fa preparare unità alla frontiera e costituisce un corpo di volontari con a capo Garibaldi. A fine anno, a suggellare l'accordo tra le due nazioni, viene annunciato il matrimonio del cugino di Napoleone, Giuseppe, con la quindicenne figlia di Vittorio Emanuele, Clotilde. Oramai l'alleanza Piemonte - Francia è di dominio pubblico e si dà per scontata una guerra con l'Austria.

Il 23 aprile giunge a Torino l'ultimatum dell'Austria. E' la guerra. Vittorio Emanuele II, avuti i pieni poteri dal Parlamento, assume il comando dell'Esercito. Le truppe francesi arrivano in Italia e con esse anche Napoleone. Il 24 aprile, giorno di Pasqua, muovono da Torino sei divisioni. A Firenze Bettino Ricasoli instaura un governo provvisorio dopo avere costretto il Granduca Leopoldo a lasciare la città. La stessa cosa si ripete a Massa e Carrara. A Vittorio Emanuele viene offerta la dittatura. Le truppe piemontesi assumono il controllo del territorio. In Piemonte Napoleone assume il comando delle operazioni. Il 29 aprile Vittorio Emanuele II, dopo la dichiarazione di guerra intimata dall'Austria al Regno di Sardegna emette un proclama indirizzato ai popoli del Regno d'Italia. Di seguito, il testo.

Popoli del Regno! L'Austria ci assale col poderoso esercito che, simulando amor di pace, ha adunato a nostra offesa nelle infelici province soggette alla sua dominazione. Non potendo sopportare l'esempio dei nostri ordini civili, né volendo sottomettersi al giudizio di un Congresso europeo sui mali e sui pericoli dei quali essa fu sola cagione in Italia, l'Austria viola la promessa data alla Gran Bretagna, e fa caso di guerra d'una legge d'onore. L'Austria osa domandare che siano diminuite le nostre truppe, disarmata e data in balia quell'animosa gioventù che da tutte le parti d'Italia è accorsa a difendere la nostra bandiera dell'indipendenza nazionale. Geloso custode dell'avito patrimonio comune di onore e di gloria, io do lo Stato a reggere al mio amato Cugino, il Principe Eugenio, e ripiglio la spada. Coi miei soldati combatteranno le battaglie della libertà e della giustizia i prodi soldati dell'Imperatore Napoleone, mio generoso alleato.

Popoli d'Italia!

L'Austria assale il Piemonte perché ha perorata la causa della comune patria nei Consigli dell'Europa; perché non fu insensibile ai vostri gridi di dolore. Così essa rompe oggi violentemente quei trattati che non ha rispettato mai. Così oggi è intero il diritto della nazione, ed io posso in piena coscienza sciogliere il voto fatto sulla tomba del mio magnanimo Genitore! Impugnando le armi per difendere il mio Trono, la libertà de' miei popoli, l'onore del nome italiano, io combatto pel diritto di tutta la nazione. Confidiamo in Dio e nella nostra concordia, confidiamo nel valore dei soldati italiani, nell'alleanza della nobile nazione francese, confidiamo nella giustizia della pubblica opinione. Io non ho altra ambizione che quella di essere il primo soldato della indipendenza italiana. Viva l'Italia! Torino, 29 aprile 1859 - Vittorio Emanuele

Il 20 maggio avviene il primo scontro dei franco - piemontesi che fermano l'avanzata degli austriaci a Montebello. Il 23 maggio il corpo dei Cacciatori delle Alpi, guidato da Garibaldi sferra un'offensiva sulle prealpi lombarde e arriva ad occupare Como. Il 30 e 31 i piemontesi occupano Palestro. Gli austriaci arretrano a Milano. Il 4 giugno vittoria a Magenta. Napoleone e Vittorio Emanuele entrano in Milano e il Re incalza gli austriaci in ritirata verso Verona. Il 12 giugno Garibaldi occupa Brescia. Il 9 e 11 giugno i Duchi di Parma e di Modena lasciano le città. Il 12 giugno rivolta a Bologna seguita da altre città dello Stato della Chiesa. Il 16 giugno, di fronte alla grave situazione, il ventinovenne Francesco Giuseppe assume la direzioni delle operazioni.

Il 24 giugno la Battaglia di Solferino e San Martino è una carneficina. I franco-piemontesi perdono 12.000 uomini. Gli austriaci ne perdono 18.000 e ripiegano a Verona. Dopo la battaglia, Napoleone, preoccupato per la propria situazione interna e internazionale, propone l'armistizio a Francesco Giuseppe che lo accetta.

L'11 luglio Vittorio Emanuele, pure se non sono rispettate le promesse di Napoleone, firma l'armistizio di Villafranca che prevede la cessione della Lombardia al Piemonte, Nizza e Savoia alla Francia e la restaurazione dei duchi di Parma e Modena. Cavour, dopo avere consigliato duramente il Re di non firmare, si dimette. Al rientro a Torino, il Re affida la presidenza del Consiglio a Lamarmora, Interni ed Esteri a Rattazzi. Il 7 agosto in Toscana elezioni dell'Assemblea che, guidata dal disoccupato Cavour, dichiara decaduto il Granduca e proclama la propria annessione al Piemonte.

Anche a Modena, Parma e Bologna si organizzano dei plebisciti che votano l'annessione al Piemonte. Il 9 ottobre Parma, Modena, Bologna e Toscana decidono di offrire la reggenza, per non mettere in imbarazzo il Re, al Principe Eugenio di Savoia Carignano. I quattro neo-stati italiani chiamano quindi a guidare gli eserciti il generale Manfredo Fanti, il quale chiama come suo vice Giuseppe Garibaldi. Tutte queste mosse anti francesi e anti austriache sono chiaramente ispirate dagli inglesi che rivelano la loro posizione e incitano a non temere né Francia né Austria e riconoscere l'autodeterminazione delle quattro città.

Nel 1860 Londra entra prepotentemente nella questione italiana. Vuole che sorga in Italia uno Stato capace di controbilanciare la Francia e l'Austria. Inoltre guarda alla Sicilia che potrebbe diventare una grande base nel Mediterraneo. Un sogno già accarezzato nel periodo napoleonico. Il governo Rattazzi - Lamarmora si dimette e Vittorio Emanuele, sotto la pressione dell'Inghilterra, richiama Cavour. I plebisciti in Toscana e in Emilia, con rispettivamente il 70 e l'80 per cento a favore, votano l'annessione al Piemonte. A queste fanno seguito, con la partecipazione dei territori annessi, nuove elezioni.

Il 6 maggio, Cavour contrario e Vittorio Emanuele favorevole, il generale Garibaldi salpa da Quarto con i suoi Mille. Prima però invia una lettera a Vittorio Emanuele, per annunciargli la sua partenza e la sua missione, che termina con la frase: "Io non ho partecipato il mio progetto a Vostra Maestà; temevo infatti che per la riverenza che le professo, Vostra maestà non riuscisse a persuadermi di abbandonarlo". La frase era evidentemente destinata a coprire il Re e a mascherare la sua adesione al progetto.

L'11 maggio Garibaldi sbarca a Marsala. Il 13 maggio a Salemi si proclama dittatore della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele. Il 14 maggio viene insediato il governo provvisorio siciliano che decreta la leva di massa. Il 15 maggio primo scontro con i borbonici a Calatafimi. Il 27 maggio Garibaldi conquista Palermo scendendo dal passo di Gibbarossa, in tre giorni la città capitola. Il 31 maggio a Palermo si firma l'armistizio tra borbonici e garibaldini con la mediazione degli inglesi.

Il 25 giugno Francesco II, resosi conto del pericolo, annuncia di volere concedere la costituzione, l'amnistia, di volere inoltre aprire le trattative con il Piemonte e di volere adottare il tricolore. Annuncia anche la sua intenzione di separare la Sicilia dal Regno di Napoli. Ma è ormai troppo tardi. A Milazzo i garibaldini sconfiggono i borbonici che tentano di riconquistare i territori e arrivano fino a Messina. Il 20 agosto Garibaldi attraversa lo stretto di Messina. Il 31 agosto è a Cosenza, il 6 settembre è a Salerno e il 7 settembre arriva in treno a Napoli. Vittorio Emanuele invia un ultimatum alla Chiesa nel quale impone che siano sciolte le milizie straniere perché costituiscono minaccia alla tranquillità d'Italia. Prepara l'Esercito e si pone alla testa. Passa vittorioso attraverso tutta l'Italia fino a incontrarsi con Garibaldi a Teano il 26 ottobre. L'Italia è fatta.

Nel 1861, il 27 gennaio vi sono le elezioni per la formazione del primo parlamento italiano e il 17 marzo nasce ufficialmente il Regno d'Italia. Poco tempo resta a Cavour per compiacersi dell'obiettivo raggiunto, muore infatti il 6 giugno dello stesso anno. La capitale nel 1865 viene trasferita a Firenze, il che genera forti reazioni popolari a Torino. Ma la storia ha il suo corso e Firenze dovrà a sua volta cedere lo scettro a Roma.

La Terza Guerra d'Indipendenza, del 1866, non è un momento glorioso per le virtù militari né dei generali né degli ammiragli. A Custoza, Alfonso Lamarmora più che combattere una battaglia si trova ad affrontare lo scontro con gli austriaci, guidati dall'Arciduca Alberto, che lo sorprendono mentre le proprie truppe si muovono ancora con i carreggi ed evidentemente non ancora in formazione di combattimento. L'Armata del Po, agli ordini del generale Cialdini resta inoperosa. Sul mare, l'Ammiraglio Persano scrive una delle pagine meno gloriose della Marina italiana. Ma nonostante tutto, il Veneto viene ceduto dall'Austria.

Dopo l'infausto tentativo di prendere Roma da parte di Garibaldi, sconfitto a Mentana nel 1867, la Cittą Eterna cessa di fare parte del potere temporale dei Papi il 20 settembre 1870. Il generale Cadorna la conquista per merito dei bersaglieri che aprono una breccia a Porta Pia e anche grazie al disimpegno delle forze francesi che sono costrette a ritirarsi perché impegnate contro i Prussiani. La reazione di Pio IX è dura: non riconosce il Regno d'Italia, scomunica i responsabili dell'invasione, vieta ai cattolici di partecipare alla vita politica, scomunica Vittorio Emanuele e lo chiama Re dei briganti. La capitale per alcuni mesi resta a Firenze. Per trasferirla a Roma occorre attendere il giugno del 1871. Restano ancora aperte le questioni di Trento e Trieste, ma per risolverle occorre attendere il secolo successivo e la Prima Guerra Mondiale.