![]() |
| Prosa | |
|
Non molto tempo fa, un simpatico e anonimo scrittore mi onorò di una sua missiva, non firmata ovviamente, con la quale ci teneva a farmi sapere che lui stesso sapeva che a me piacciono le donne e le automobili. Beh, pensai, meno male che non insinua che secondo lui mi piacciono gli uomini! Almeno il mio orgoglio di maschio mediterraneo è salvo! Non è però su questo episodio che intendo dilungarmi, tanto il fatto in sé si commenta da solo.
E' amaro, però, constatare quante parole si dicano e si scrivano con il solo scopo di fare del male. Sulla base di lettere anonime si aprono inchieste giudiziarie e le persone vengono sottoposte a processi, salvo poi, dopo un certo periodo, sentirsi dire: "Scusi tanto, ci siamo sbagliati". E la calunnia? Che dire della calunnia? Parlare solo per fare del male agli altri, il più delle volte gratuitamente, senza che il male sia stato ricevuto. Ma chi si comporta così va compreso: il male ce l'ha dentro ed è costretto, per liberarsene, a tirarlo fuori in qualche modo; così succede che si scrivono o si dicono parole che fanno male.
Nel mese di agosto, per tornare da Pescara a Verona ho preso il Pendolino e insieme con me sono salite, dirette anch'esse a Verona, tre ragazze ventenni; innamorate tutt'e tre, ma così innamorate che sembrava addirittura che emettessero radiazioni dagli occhi. Due di queste, veronesi, erano andate a trascorrere un periodo di vacanza e si erano, per così dire, scottate il cuore sulla spiaggia. Avevano conosciuto e fatto amicizia con la terza ragazza, del luogo e fidanzata da quattro anni, e se la portavano a Verona per ricambiare simpaticamente l'amicizia ch'era stata loro offerta. L'accordo con i tre ragazzi lasciati a Pescara era che, trascorsa una settimana, i giovanotti sarebbero andati in macchina a Verona a riprendersi la pescarese. Le tre ragazze presero posto e così cominciammo a parlare. Era difficile trovare altri argomenti che non riguardassero il loro innamoramento; più parlavano e più s'accendevano i loro occhi; mi raccontavano di come avevano conosciuto i ragazzi, delle giornate al mare, delle sere in discoteca… Così, immancabilmente, il discorso andò a finire al modo di esprimere i sentimenti e, quindi, alla poesia. Dissi che scrivevo anch'io. "Ah! Ma allora se lei scrive poesie ne scriva una per me così che la possa regalare al ragazzo del quale sono innamorata - mi disse la prima, la più scatenata - desidero fargli capire l'intensità del mio sentimento, perché non sono riuscita a dirglielo!" "Certo - risposi - parlamene ancora un po' così capisco meglio". Me ne parlò; poi io m'appartai e scrissi: L'ultima onda
La seconda ragazza mi fece la stessa richiesta: "Non vedo l'ora di vederlo, è la prima volta che in vita mia mi sento veramente innamorata". Scrissi la seconda poesia. Primo amore
Come facevo, a quel punto, a non acconsentire anche alla richiesta della terza: "La scriva anche per me, io sono fidanzata da quattro anni ma è come se fosse il primo giorno, e poi sono tanto sicura del suo amore che niente mi spaventa". Le dedicai: Uragano
A Verona ci salutammo e non le ho più riviste; non so nemmeno se gliele abbiano date le poesie ai ragazzi. Tornando a casa mi sono chiesto se avevo fatto bene o male a scrivere quelle poesie: se avevo, cioè, solamente risposto ad una loro candida richiesta oppure se avevo voluto esibire la mia vanagloriosa presunzione. Conclusi che, infine, avevo solo scritto parole d'amore e non avevo certo fatto male a nessuno. Non mi piace dare consigli. Mi ripugna questa che io considero una forma di ricatto morale, perché sono del parere che ognuno abbia il diritto di sbagliare a modo suo. Per una volta, però, lascia che contravvenga a questa regola che mi sono imposto: lascia che ti dia un consiglio. Ti potrà succedere un giorno, nella vita che hai davanti, di scoprire, all'improvviso, che sei pieno di cattiveria e non sai nemmeno come né perché. Scoprirai che hai bisogno di liberartene e che, per farlo, desideri dire o scrivere parole cattive agli altri. Il mio consiglio è questo: non farlo. Vattene, invece, da solo, in aperta campagna o sulla cima di una collina e urla, urla fino a quando non hai tirato fuori tutta la cattiveria che hai dentro. Poi siediti, prendi carta e penna e scrivi una poesia d'amore.
|