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| Prosa | |
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Ho trovato giovamento, nel cercare di affrontare sia le questioni quotidiane sia quelle esistenziali con un certo raziocinio, a classificare persone, eventi e cose in cinque categorie:
1. indispensabile Per cui (a titolo di esempio):
1. è indispensabile nutrirsi per vivere La classificazione in categorie si applica anche a eventi e cose. Ad esempio: è utile possedere un telefonino. Oppure: è necessario fare una vacanza ogni tanto. O anche: è indispensabile credere in quello che si fa. Ammesso che sia valido il criterio di classificazione, sono pur sempre opinioni personali - derivate in genere dall'esperienza - quelle che si inseriscono nelle categorie. Per qualcuno, infatti, possedere un telefonino può essere indispensabile. Per un altro fare una vacanza può essere dannoso. Per un altro ancora può essere inutile credere in quello che fa. Però, per quanto riguarda i principi ai quali facciamo riferimento per regolare la vita quotidiana, ritengo che ci debbano essere dei criteri di classificazione uguali per tutti gli esseri umani, almeno per quelli che appartengono a una stessa civiltà. Così mi chiedo, e in questo chiedo il contributo dei lettori: è indispensabile - necessario, utile, inutile, dannoso - che l'umanità impieghi energie nei conflitti? Non mi riferisco solo ai conflitti armati, naturalmente, ma anche a quelli - a titolo di esempio - tra tifoserie, automobilisti, condomini, mariti e mogli, genitori e figli, gruppi politici, poteri economici e così via. E se dovessimo arrivare alla conclusione che il conflitto (quello tra genitori e figli, per esempio) è un momento di non equilibrio dal quale si genera un nuovo equilibrio - quindi una evoluzione del rapporto precedente, quindi un progresso - dovremmo applicare la stessa logica a tutti i conflitti? |