![]() |
| Prosa | |
|
La sveglia non suonò, come di solito, alle sei della mattina: l’aveva disinserita la sera prima.
Quando fu tempo si svegliò. Il sole già filtrava attraverso le tapparelle della camera da letto. Aprì lentamente gli occhi già meditando il programma della giornata.
"Andiamo a fare un giro oggi? C’è il sole" "Si, ma lasciami svegliare, prima; non mi si spiccicano gli occhi". Scostò lentamente le lenzuola e infilò i piedi nelle ciabatte; si avviò verso la cucina per ripetere il rito di ogni giorno: il caffè. Quando glielo portò in camera da letto, come tutte le mattine, sollevò la persiana dal lato suo tanto da far invadere la stanza dai raggi del sole; posò la tazzina sul comodino e, come non faceva di solito, si sedette sul letto ai suoi piedi. "Andiamo?" "Si, se vuoi". Aveva comprato il coupé per dedicarlo a loro due; non serviva una terza macchina in famiglia, ma, con la scusa di comprare un giocattolo per il tempo libero, le aveva dedicato quella che lui pensava potesse essere una specie di intimità. Solo per due. La giornata era tanto calda che fu necessario azionare il condizionatore. Si avviarono verso sud. Lei non sapeva quale fosse la meta. Al primo distributore, l’occhio giallo sul cruscotto già segnalò l’esigenza di un rabbocco benzina. Lui mise la freccia a destra, rallentò ed entrò nella piazzola del distributore.
"Parcheggia qui che ci prendiamo un altro caffè".
Tra i giornali ne scelse uno a caso; tanto era sicuro che non l’avrebbe mai letto.
Lui provò un piacere riavviando il motore e imprimendo l’accelerazione al coupé. Rientrarono in autostrada. Ogni tanto l’asfalto cambiava densità e cambiava anche il rumore che l’attrito volvente delle ruote generava. Parlarono per tutto il viaggio. I fatti della settimana prima, i programmi della settimana seguente, i commenti sugli amici… Quando si lavora in due e si torna tardi a casa non c’è nemmeno tempo per parlare con un po’ di calma. Al casello d’uscita non c’era la Viacard; pagò direttamente al casellante che sorrise e augurò, sorridendo, buona domenica. Imboccarono la strada verso le colline. I prati coltivati e gli alberi mutarono il paesaggio che si fece più vario e più sereno, quasi come voler accarezzare gli animi e ritemprarli. Le tante curve furono affrontate dolcemente, come conviene quando si percorrono le strade di mezza collina. Ad ogni curva l’autovettura si adagiava sul lato esterno tentando di cullarli. Non fu lungo il percorso. Presto furono alla meta, ma lei non lo sapeva. Il paesino collinare confessava una serenità ritrovata dopo che a distanza di alcune centinaia di metri era stata costruita l’autostrada. Parcheggiò la macchina in uno spiazzo. Scese e le porse la mano. Mano nella mano, la condusse verso il cimitero. La stradina stretta e in terra battuta era incorniciata dagli alberi. Percorsero alcuni metri a passo lento. Le lasciò la mano e si sedette su un masso volgendo lo sguardo verso la vallata. Lei stette in piedi dietro di lui, gli poggiò le mani sulle spalle.
|