Prosa

Il bastone da passeggio

Giovanni Bernardi, 1993

Il vecchio camminava lentamente, appoggiandosi al suo bastone, unico e ultimo sostegno al peso dei suoi anni; procedeva al lato della strada dondolando il capo e seguendo quella musica che lo aveva accompagnato da sempre, come quando, giovane, passeggiava sul lungomare e si perdeva nei pensieri; si fermò accanto al cancello verde appena dipinto, sollevò lo sguardo per verificarne il numero civico, poi lo attraversò senza aprirlo ed entrò nel parco.

Gli alberi di pino secolari arrivavano fino al quarto piano della palazzina e ombreggiavano, rinfrescandola, l’aria già calda della prima estate. Scese i pochi gradini, si avvicinò al portone, che ancora attraversò come aveva fatto con il cancello del parco, e si avviò a salire la rampa di scale; alla seconda porta del primo piano si piegò in avanti, controllò il nome e suonò il campanello.

Vennero ad aprire. "Papà – disse la figlia turbata dall’improvvisa visione – come mai?". "Sono venuto a trovarti". Lei chiuse la porta e lo accompagnò nel salone; lo fece sedere e iniziarono a parlare. "Papà, un caffè?" chiese lei a un tratto. "Grazie".

Uscita la figlia, il padre si guardò attorno: quei mobili conosciuti, i tappeti, la cristalliera, i quadri. Oltre il muro vide il genero seduto alla scrivania dello studio, il suo studio di quando, maturo commercialista, riceveva i clienti a frotte.

La figlia ritornò col caffè. Sorseggiarono. Poi ripresero a parlare. Parlarono, parlarono, ma soprattutto era lei che chiedeva: "Caterina come sta? E mammà? E Aldo?"

Quanti nomi! Quanto passato! Tutto il passato vissuto insieme! "Gianni come sta?" chiese il vecchio. "Sono tre giorni che non riesce ad alzarsi, per la schiena, sai... Forse oggi... Mi ha chiesto il bastone per aiutarsi a camminare". "Eccolo, te l’ho portato, tanto a me, cosa vuoi, non serve più; e poi, se lui ne ha bisogno...".

Ancora poche parole, poi l’anziano padre, gradatamente, abbassò il tono della voce e rallentò il ritmo delle parole; il corpo diventò man mano più evanescente, quindi scomparve, dileguandosi nell’aria.

"Mamma!" Appoggiandosi faticosamente al muro, Gianni cercava di raggiungere il salone; la madre gli andò incontro e lo aiutò a sedersi sulla poltrona; lui notò le due tazzine di caffè. "Mamma, che fai – chiese scherzando – bevi i caffè a due a due? O hai ricevuto qualcuno? E babbo lo sa?". "No, non lo sa". "Guarda! Il bastone da passeggio del nonno! Te l’avevo detto di cercarlo ovunque! Ma è mai possibile che fosse proprio qui, nel salone, sotto i tuoi occhi? Questo significa che o non ci vedi più o non l’hai cercato bene!".

Senza rispondere, e con negli occhi ancora la figura del padre, la mamma si alzò dalla poltrona e si avviò verso la cucina. "Se tu mi avessi dato retta – la inseguì la voce del figlio – l’avresti trovato prima il bastone!". Si voltò, lei figlia e madre, e gli offrì un sorriso; poi volse il capo, appena in tempo per nascondere una lacrima che le rigava il volto. Proseguì verso la cucina a preparare il pranzo.