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| Prosa | |
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Da alcuni anni a questa parte sono arrivato alla conclusione che - tra gli altri modi possibili per classificarla - l'umanità può essere suddivisa in due categorie: i Soli e le Lune. I primi emettono raggi generati da un motore interno che produce calore o - come usiamo dire noi umani in forma talvolta poetica - amore. Le Lune non hanno questa proprietà, ma se incontrano un Sole ne assorbono l'energia vitale e se ne nutrono. Essere Sole o essere Luna è la manifestazione estrinseca di una caratteristica che non dipende né dalla volontà dell'individuo né dalla sua esperienza. Si potrebbe parlare di proprietà intrinseca a priori, così come fa Immanuel Kant quando tratta dei concetti di tempo e spazio e li pone al di fuori della esperienza conoscitiva.
Secondo il filosofo di Konigsberg (oggi Kaliningrad, allora Prussia ora Russia), spazio e tempo non sono esperienze che l'individuo trae dal mondo, come aveva creduto tutta la filosofia prima di lui. Sono piuttosto strutture del nostro pensiero. Sono contenute già in precedenza - a priori - nella nostra mente prima di ogni esperienza. Sono a noi innate. In sostanza, già la prima volta che guardiamo il mondo lo percepiamo come strutturato nel tempo e nello spazio. Questa teoria porta però Kant alla conclusione che ciò che crediamo di conoscere del mondo attraverso la percezione non ha alcuna analogia con ciò che esso è indipendentemente dalla nostra conoscenza - cioè in sé - perché già contaminato dalle sovrastrutture che possediamo innate in noi. E' la teoria dell'idealismo trascendentale, che però porta Kant a un vicolo cieco quando non sa spiegare come mai la scienza - e quindi l'esperienza - sia perfettamente in grado, attraverso procedimenti induttivi propri della sperimentazione, di motivare e di prevedere i fenomeni fisici quali in realtà sono. La scienza in pratica non fallisce quando arriva a prevedere l'esistenza di un nuovo pianeta nel sistema solare alcuni anni prima che ne venga scoperta l'esistenza. Plutone infatti si sapeva che esisteva ancora prima che venisse osservato. Ma Kant ha vissuto dal 1724 al 1804 e non può conoscere le conclusioni sull'evoluzionismo biologico alle quali arriva Charles Darwin (1809-1882) in Origine delle specie (1859) e soprattutto quelle sull'evoluzionismo gnoseologico di Konrad Lorenz (1903-1989): i concetti a priori che possediamo già dal momento della nascita sono in realtà a posteriori e vanno riferiti alle conoscenze compiute non dall'individuo ma dalla specie biologica cui egli appartiene. Da quando è nata la prima forma di vita con la creazione dei primi enzimi e poi delle prime cellule, il messaggio trasmesso alla generazione seguente si è arricchito della esperienza fatta da quella precedente. I Soli quindi - come le Lune - sono il risultato di un processo biologico e conoscitivo che si è ritrasmesso con la riproduzione della specie, la quale ha avuto sì delle esperienze comuni che si sono ritrasmesse in forma uguale a tutti gli individui, ma altre sono limitate a famiglie e dovute a confini territoriali, di razza, di condizioni sociali. Moglie e buoi dei paesi tuoi dice il vecchi adagio e come tutti i detti di origine popolare contiene una verità. Una società costituita da Soli si riproduce in allegria, crea, gioisce, inventa, progredisce. Una società costituita da Lune vive nell'ombra, non progredisce, non comunica e ogni giorno è uguale al precedente. Sono però ambedue società perfette. La prima perché l'esigenza di comunicare tra individui è corrisposta dagli altri. La seconda perché l'esigenza non ce l'ha e non ne sente nemmeno la necessità. Le potremmo chiamare ambedue società felici. L'infelicità e la frustrazione nascono quando un Sole incontra una Luna. Il bisogno di comunicare del primo non è corrisposto dalla seconda, la quale però trae giovamento dalla energia emessa dal sole per assorbire la linfa vitale che la rigenera. Il Sole, cedendo la propria energia, tende a spegnersi e a chiudersi in se stesso. Quando, e se, si rende conto che il processo di implosione ha avuto inizio, in un primo tempo cerca un altro sole per consentire alla propria essenza di avere uno scambio di energia con l'esterno. Diciamo pure: di ricaricare le batterie. Se ci riesce, si salva per un po' da morte sicura. Ritorna così dalla Luna, la quale però continua a sottrargli energia. Il processo potrebbe continuare indefinitamente se il Sole rimanesse agganciato alla Luna. Se decide di sganciarsi, invece, il processo termina e il Sole si salva. Ma come fa il Sole a pensare solo alla propria salvezza se le leggi di natura fanno sì che il Sole e la Luna si riproducano? E soprattutto, come fa quando si rende conto che il risultato della riproduzione è un giovane, piccolo, ignaro Sole? Lasciarlo agganciato da solo alla Luna ne farebbe una vittima di questa perché il piccolo Sole non avrebbe la forza di reagire. Ne morirebbe o, per salvarsi, comincerebbe a sua volta a comportarsi come una Luna, ma così la sua natura solare sarebbe definitivamente spenta. Una terza via - la più difficile - è quella che il grande Sole riesca a scavare in se stesso e trovare quella fonte di energia che a un esame superficiale del proprio io non aveva scorto. E' la salvezza. Il Sole vive indipendentemente. Può così continuare a rimanere agganciato alla Luna e far si che il piccolo Sole si salvi. |