Prosa

La piccola spiaggia

Giovanni Bernardi, 1994

Sopra le dune di sabbia, che separavano la strada litoranea dalla spiaggia e dal mare, si fermarono, tenendosi per mano, i due amanti. Il freddo inverno non aveva impedito loro di uscire, come tutte le mattine, e di decidere, come sempre, di andare a prendere il sole sulla piccola spiaggia, quella che da tanti anni li vedeva amanti, al di fuori del mondo degli altri ma profondamente immersi nel loro mondo, traboccante di sentimenti.

Sostarono un po’ guardando il mare, quindi si avviarono a piedi nudi verso la riva. Seduti, stettero a parlare del loro passato, come sfogliando un album di fotografie, alcune un po’ sbiadite dal tempo, altre più recenti e vive nella memoria, alcune note a tutti, altre solo a loro due.

Solo in quel tratto di litorale le dune di sabbia si accostavano al mare formando un arco e rendevano unica quella spiaggetta, intima, quasi solo per due persone. Chissà perché, si erano chiesti tante volte, non l’avevano mai dovuta dividere con altri; forse era troppo piccola, o forse nessuno aveva voluto disturbare quella loro intimità, vedendoli sempre di buon mattino occupare quel piccolo tratto di costa. Il sole, nel tratto ascendente, cominciava a intiepidire l’aria frizzante di quella mattina d’inverno.

Continuarono a parlare per qualche ora, rivedendo tutte le foto della loro vita, finché arrivarono al presente. Poche parole. Poi, tra loro due, il silenzio. Il sole, alto ormai, scaldava l’aria rendendola quasi primaverile.

Lui si alzò, si levò di dosso gli abiti e disse: "Io devo andare". "Stai attento, lo ammonì lei, vuoi che venga anch’io?". "No, per te non è ancora giunto il momento". Si avviò verso il bagnasciuga, entrò nell’acqua che arrivò prima ai polpacci, poi alle cosce, al ventre, al torace; sostò un attimo, si voltò e la vide che lo guardava, ancora seduta, poi cominciò a nuotare, a bracciate cadenzate e lente, verso l’orizzonte. Lei lo seguì con lo sguardo, come per fissare nella memoria quei momenti, fino a quando la piccola, sempre più piccola figura del suo uomo si perse in lontananza.

Rimasta sola, liberò la mente da tutti i pensieri che non fossero riferiti a lui, si sdraiò sulla sabbia e rivolse gli occhi verso il sole. Non le dava più fastidio la luce, non aveva più né caldo né freddo, solo una indicibile sensazione di malinconica solitudine. Ma non poteva né voleva raccontarla ad altri. Chiuse gli occhi. Trascorse così del tempo, forse minuti, forse ore, chissà, forse giorni, un tempo indefinito, indefinito per l’inesistenza di avvenimenti.

Ad un tratto avvertì che il sole era scomparso e che un’ombra si era posata sul suo volto. Aprì gli occhi e sorrise. Lui era in piedi accanto a lei. "Amore, sei tornato!". "Sono venuto a prenderti". Lui allungò le braccia, l’aiutò ad alzarsi, poi a liberarsi dei vestiti che lei con cura piegò e posò sulla sabbia. "Sei pronta?". "Si!". La prese per mano e s’avviarono verso il mare.

Da dietro le dune di sabbia apparvero, allora, prima le teste, poi le figure intere degli amici, dei parenti, dei figli, dei nipoti, alcuni con l'abito scuro adatto all'occasione, altri indossando la prima cosa che era venuta loro sottomano quella mattina. Si fermarono in cima e senza parlare rivolsero tutti lo sguardo verso i due amanti.

Questi entrarono nell’acqua lentamente, tenendosi per mano e di tanto in tanto guardandosi negli occhi. Sorridevano. Quando l’acqua coprì loro le spalle, iniziarono a nuotare. Il sole, annunciando la sera, allungava le ombre.

Qualcuno degli amici cominciò ad andar via, poi altri, poi anche i parenti, fino a quando non restò quasi più nessuno. Solo il figlio, che li vedeva ancora, s’avvicinò alla riva, si fermò accanto ai vestiti ripiegati della madre e del padre, li raccolse e li strinse al petto.

Rimase così, in piedi, gli occhi fissi sui genitori che nuotavano verso la linea dell’orizzonte, lì dove il mare tocca il cielo. Le ombre si fecero sempre più lunghe. Poi il sole scomparve. E venne il buio.