![]() |
| Prosa | |
|
Lo spunto me l'ha dato una telefonata, quella che ci siamo scambiati mio padre e io l'altro giorno. Ed è uno spunto di quelli che t'illuminano d'un tratto, senza sapere come né perché. Gli avevo raccontato del mobile, quello che non avevamo voglia di comprare, forse, né io né Adriana, e che poi ci siamo ritrovati a casa il giorno della Befana.
Mimmo era alla ricerca di immagini di zingari o di gente povera da ritrarre, probabilmente, in uno dei suoi quadri. Ne parlammo il primo di gennaio e gli indicammo, come prima data utile per la sua ricerca, quella della prima domenica del mese quando, a Povegliano di Villafranca, si tiene un mercatino detto "dell'antiquariato". In effetti, di antiquariato hanno poco questi mercatini, più che altro si tratta di roba vecchia che i fortunati possessori vendono come se fosse roba antica. Praticamente, è sempre il solito vecchio mestiere del saponaro che ora, nobilitato, viene chiamato, con grande pompa, antiquario. Ci vennero a prendere, domenica scorsa, Mimmo e Valentina, e insieme andammo a Povegliano. Faceva un freddo cane e la nebbia avvolgeva i nostri giacconi e i resti delle nostre influenze natalizie. Trovammo senza difficoltà il mercatino e, dopo aver parcheggiato con cura la nuova Mercedes di Mimmo, ci avviammo verso l'esplorazione. Non c'era niente che m'interessasse fino a quando trovai due macinini da caffè dai quali rimasi incantato e chiesi la consulenza di Adriana per verificarne la comprabilità (che brutto neologismo!). Adriana, non solo approvò, ma trovò anche un altro macinino che, pur essendo falso, tuttavia, fatto in ceramica, poteva costituire un altro elemento della collezione. Per farla breve, la mia collezione aumentò di tre unità e da trentadue passò a trentacinque. Ritenevo di aver concluso la mia visita al cosiddetto mercatino dell'antiquariato quando Adriana mi chiamò e disse: "Desidero solo verificare il mio buon gusto, cosa ne dici di venire a vedere un mobile che ho appena visto?" Non mi feci pregare, in fondo si trattava di una richiesta molto morbida e che non preludeva a nessun secondo fine.
Vidi il mobile: si trattava di un primo novecento francese in ciliegio alto circa un metro e cinquanta, molto ben rifinito, un cassetto in alto, il resto a due ante rifinite in radica e dentro degli scaffali. Una libreria, un contenitore o qualcosa di simile.
Oggi, sei gennaio, è arrivato a casa e, a dire la verità, c'impiccia un po', ma ci piace e ne siamo incantati. Anche a Maria Vittoria piace. Ho commentato questo avvenimento con mio padre durante l'ultima telefonata aggiungendo anche alcune considerazioni circa l'acquisto di un altro mobile che avvenne, da parte nostra, quattro o cinque anni or sono. Eravamo con una ventina di amici a casa nostra e Adriana aveva riempito la casa di candele. Secondo lei fanno calore. E infatti fecero tanto calore che una di queste, posta sopra quello che per anni ci era servito da comodino della camera da letto (un telaio di ferro dipinto in foglia d'oro e con due cristalli, uno sopra e uno a metà) prese fuoco bruciando il centrino che era poggiato sopra il cristallo superiore. Il cristallo di mezzo non c'era perché l'aveva già rotto babbo quando ci venne a trovare a Novara. Eravamo appena sposi allora. Un amico nostro con la vocazione di pompiere decise di spegnere il fuoco e nella foga ruppe il cristallo superiore. Niente di grave, così come niente di grave era stata la rottura del cristallo inferiore da parte di mio padre. Stimai che ce la saremmo cavata con venti-trentamila lire. Povero illuso! Adriana decise che le serviva un mobile al posto di quel comodino. Mi costò quattro milioni e trecentomila lire per comprare un cassettone che, per carità, è bellissimo, ma io non ho capito ancora perché ci siamo comprati un mobile per sostituire un comodino.
Ora ho l'impressione che la tattica di Adriana sia cambiata e invece di dire che ha bisogno di un mobile dice che desidera conoscere il mio parere sul suo gusto.
Di queste mie considerazioni ho fatto partecipe mio padre durante l'ultima telefonata intercorsa fra noi due: "Grazie, mi ha detto, mi hai fatto tornare il buon umore". Babbo aveva confessato tempo fa di aver espresso tre desideri: celebrare i cinquant'anni di matrimonio, vedere Marica sposata e vedere il duemila. I cinquant'anni li abbiamo celebrati tutti insieme, Marica si è sposata e adesso rimane il duemila. Devo dire francamente che, quando sono venuto via da Roma a Natale, avevo un po' di tristezza dentro il cuore: mio padre stava poco bene e l'influenza lo faceva soffrire.
Poi la mia telefonata, lui stava meglio, e ancora meglio dopo quello che ci siamo detti.
|