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| Prosa | |
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Compongo il numero di Smd che mi mette in contatto con Herat. Dopo tre o quattro squilli mi risponde una voce stanca: “Pronto”. “Carmelo, Giovanni Bernardi”. “Ciao Gianni” lui mi chiama Gianni così come fanno in famiglia e alcuni dei miei intimi amici. “Carmelo, ti sento stanco” è la mia osservazione dopo quelle poche parole. “Sono qui da cinque mesi ed è dura, mi manca un mese e poi ritorno a casa; sono stanco, sì, sono stanco, ma tengo duro”.
Lo sento che è stanco Carmelo, e con lui immagino che siano stanchi tutti quelli che da cinque mesi tirano la carretta a Herat. Qualcuno fa dietrologia e dice che vanno lì per guadagnare un po’ di soldi. Ma quali soldi! I soldi li fai prima e meglio vendendo droga all’uscita delle discoteche, non rischiando la pelle in Teatro. Poi, a fare l’addetto stampa devi avere il sorriso sempre pronto al giornalista di turno (che pensa sempre di essere il signor Pulitzer) e che nel periodo in cui è in Teatro deve fare più scoop di tutti gli altri giornalisti messi insieme. Salvo avere un occhio attento e vigile alla sicurezza che, oltre che la tua vita, coinvolge anche quella del giornalista. Ma Carmelo queste cose non me le dice. Le intendo io che so cosa vuol dire fare l’addetto stampa in Teatro. Un lavoro di m…, che quelli che sono in sala operativa non capiscono e ti dicono che non hai un c… da fare. Loro invece… Scarfaseggie (scaldasedie, in napoletano). Senza rispetto per il lavoro degli altri. Non parliamo poi se arriva qualche giornalista donna. Ogni tanto qualche cessa capita, ma di solito sono belle figliole con voglia di viaggiare, lavorare e fare bella figura in prospettiva di una decente carriera. Sono tutte serie e hanno voglia di lavorare e basta, ma i colleghi ti tampinano come se fosse l’avventura dell’anno. E tu con un sorriso cerchi di tenerli buoni. E’ una vitaccia quella dell’addetto stampa, e ancora di più quella dell’addetto stampa in Teatro, quando le bombe esplodono e tu devi avere il giusto tono quando ti chiama Rai, Reuters, Ansa, eccetera. E tutti vogliono una esclusiva. E chissà perché gli eventi capitano di domenica. Che sarebbe nostra festa, ma in Teatro non si capisce più niente, perché il venerdì è festa per alcuni, il sabato festa per altri e la domenica per noi. Ma quale festa! La bomba scoppia e tu devi essere al pezzo a rispondere alle telefonate che ti arrivano dall’Italia e da altre agenzie sparse per il mondo. Lo capisco Carmelo quando mi dice che è stanco, ma non dà nemmeno enfasi a questa sua stanchezza. E’ stanco e basta. Me lo dice da amico e sono sicuro che quando leggerà queste righe se ne dispiacerà un po’, perché metto in piazza i suoi sentimenti. Non te ne preoccupare, Carmelo, me ne prendo tutta la responsabilità. Tu no, ma io ho il diritto sacrosanto di far sapere alla gente che voi state facendo un lavoro difficile. Un lavoro che non si paga con qualche euro in più al mese. Un lavoro che è pagato dalla coscienza, così come mi hai detto tu. Torna presto, Carmelo. E famme sta senza penziero. |