Prosa

Trattoria Toscana

Giovanni Bernardi, 1998

Maria Vittoria è andata a scuola di buon'ora per sostenere la prima prova dell'esame di maturità: Italiano scritto. Adriana è uscita prima, pure lei per andare a scuola, a vigilare sul tema dei propri alunni dell'Istituto tecnico dove insegna. Io prendo la Saab e parto.

Il casello di Verona Nord lo supero verso le nove nella corsia riservata al Telepass. Mi dà un'emozione passare il casello senza fermarmi. Mi sembra di essere una persona importante. Un ricco. Quando lo usai la prima volta stavamo andando (Adriana, io, Marina e Marcello) al matrimonio del figlio di Persi Paoli. Attraversai il casello senza fermarmi, mi voltai all'indietro e, indirizzato a quelli che si fermavano, esclamai con aristocratico accento napoletano: "Mappata 'e pezziente!"

In prossimità di Milano mi fermo in un'area di servizio, faccio benzina e compro una pianta di Milano. Non è difficile arrivare a casa di Simonetta. Dalla tangenziale nord si prende l'uscita di Viale Zara e si va sempre diritto; quando si arriva a Piazzale Lagosta praticamente Via Spalato è lì. Non mi sembra vero di trovare subito parcheggio per la macchina. In compenso litigo un po' con il citofono che espone in bella vista una tastiera sulla quale probabilmente bisogna digitare un codice per entrare. Ma questa senz'altro è riservata agli inquilini. Altri tasti riportano sigle tipo SRL, SPA, SAS. Comincio quasi a pensare di chiamare aiuto quando finalmente trovo il tasto giusto.

"Sei arrivato, finalmente! Entra e premi un'altra volta un tasto; quinto piano". Con mia sorella mi succede che quando ci abbracciamo e ci baciamo accostiamo le guance ma teniamo distanti i corpi. Anche con mia madre è così. E con mia figlia. E' come un senso che vorrei dire di repulsione se non temessi di essere frainteso. E' difficile spiegarlo. Se lo si capisce, bene, se no, pazienza. Così è con Simonetta: mi aspetta sulla porta e ci abbracciamo e ci baciamo tenendo distanti i corpi.

Beniamino è al lavoro, Roberto è con la fidanzata che deve sostenere un importante esame all'università e Antonella - anche lei - sta sostenendo la prima prova di maturità. In casa c'è solo la donna di servizio che - per un caso - ci precede nelle camere nelle quali Simonetta m'introduce mentre mi presenta la casa. Al piano di sopra due cose mi piacciono: la camera di Roberto mansardata (me l'immagino quando deve aprire l'armadio, lui così alto, doversi inarcare all'indietro, oppure inginocchiarsi per accedere alle proprie cose) e il terrazzo dal quale si vedono i tetti di Milano.

Noi però ci fermiamo a chiacchierare in salotto, appena degnati di uno sguardo dalla gatta che ha scelto il suo posto sullo schienale del bel divano.

"Usciamo? Facciamo due passi e poi ti porto a pranzo in una trattoria toscana dove si mangia molto bene e c'è sempre tanta folla".

La trattoria toscana esibisce alle pareti foto di attori e personaggi famosi. Il servizio è veloce e la qualità delle pietanze ottima. Squilla il telefonino di Simonetta: è la madre. "No, non so ancora niente di Antonella, ma aspetta che ti passo una persona". Mi dà il telefonino. "Ciao Gianni, Adriana dov'è?" "Non c'è, è rimasta a Verona" "Salutamela tanto, passami Simonetta" "Simonetta, Beniamino dov'è" "E' al lavoro" "Ma come, siete senza moglie e marito? Ma voi siete sposati!"

Quando Simonetta mi riferisce le parole della madre scoppiamo a ridere.

Al Parco di Porta Venezia, dopo pranzo, appoggiati alla staccionata che circonda il laghetto, mentre parliamo di noi, assistiamo alla danza d'amore di un colombo che, gonfiando le piume e disegnando traiettorie circolari sinistrorse, tenta di conquistare una colombella.

Lui, il colombo, non lo sa che Simonetta e io da trent'anni serbiamo nel cuore un gioiello puro, incontaminato, supremo: l'amicizia.